Di Biase: bisogna ripartire dall’area metropolitana

MONTESILVANO. Torna a farsi sentire il coro dei contrari alla fusione dei tre comuni nella Nuova Pescara. Questa volta sono i Democratici e popolari per l’Abruzzo che, con il coordinatore regionale...
MONTESILVANO. Torna a farsi sentire il coro dei contrari alla fusione dei tre comuni nella Nuova Pescara. Questa volta sono i Democratici e popolari per l’Abruzzo che, con il coordinatore regionale Licio Di Biase contestano l’unione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. «Assistiamo ormai da mesi alla procedura di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore», si legge nella nota a firma di Di Biase, «e questo mentre emerge con forza dai dati diffusi sulle città più vivibili d’Italia che i Comuni più piccoli sono meglio amministrati e più vivibili. Il Comune di Pescara sta dando una forte accelerazione a questo processo, ha nominato anche un assessore alla Grande Pescara. Un’azione paragonabile alla fusione fascista del 1927, soprattutto per quanto attiene allo stile e al modello di procedura amministrativa. Siccome si continua a sottolineare che questo percorso ricorda quello che portò alla fusione tra Pescara e Castellamare nel gennaio del 1927 sottolineo nuovamente», scrive Di Biase, «che si sta sbagliando. I due Comuni nel 1927 si riunificarono dopo che nel 1806 si erano separati, ma per tanti secoli avevano costituito un’unica entità amministrativa».
Al contrario, la fusione di oggi, secondo Democratici e popolari per l’Abruzzo mostra una serie di contrarietà: «La fusione determinerebbe la scomparsa di due dei tre consigli comunali. Questo viene considerato come un grande obbiettivo perché così si risparmierebbero risorse col taglio delle indennità e dei gettoni per assessori e consiglieri. Non può essere preso in considerazione questo fattore. È grave per un Paese che si ritiene ancora democratico. Da quasi mille anni i tre Comuni hanno avuto le loro autonome espressioni amministrative, prima con le Università, poi con i Decurionati, e infine con i Comuni. E i Comuni sono identità quasi sacre, come diceva Alexis de Tocqueville, studioso francese della prima metà dell’Ottocento».
E ancora: «Ribadiamo l’assoluta importanza di garantire la partecipazione democratica. Auspichiamo il ripristino dei consigli di circoscrizioni, demagogicamente tagliati dal governo Renzi per i Comuni tra i 100mila e i 250mila abitanti, sempre per garantire i tagli ai costi della politica. Noi vogliamo il taglio dei Costi e non della partecipazione democratica».
E Di Biase prosegue: «Costituire oggi un Comune di 200mila abitanti non serve a nulla. Infatti, non si rientra nel novero dei Comuni superiori ai 250mila abitanti, per cui ci potrebbero essere dei vantaggi economici e normativi. Questa è una risposta sbagliata a problemi reali, come ad esempio la gestione del territorio dell’Abruzzo costiero. Ma per fare questo occorre ripartire dall’Area metropolitana Chieti-Pescara. La fusione è la risposta impropria a un problema reale. C’è l’esigenza di armonizzare un’Area metropolitana di ben più vaste dimensioni, che deve andare da Pineto a Ortona comprese».

