«Di Biase, il mare e l’amicizia con Milia»

1 Luglio 2016

Così il notaio Pastore ricorda il cugino Giovanni, l’avvocato dei potenti scomparso a 77 anni

PESCARA. «Giovanni si immedesimava nelle cause del cliente, le faceva sue totalmente e questa era la sua forza nelle aule di tribunale. Nel privato era una persona gioviale ma molto riservata». Così, Andrea Pastore, notaio e deputato di Forza Italia per cinque legislature, ricorda il cugino, l'avvocato Giovanni Di Biase, stroncato a 77 anni da una malattia incurabile. Foggiano di nascita come papà Mario, quattro fratelli, Michele, Giorgio, Raffaella e Rita, vissuto a Pescara per tutta la vita dopo la laurea in Giurisprudenza a Roma all'età di 25 anni, l'avvocato dei potenti amava visceralmente Caramanico terme, paese natio di mamma Maria, sorella di Elda, madre dell'ex senatore.

«A Caramanico», racconta Pastore, «abbiamo vissuto le estati della nostra fanciullezza con le rispettive famiglie. Da bambini giocavamo e poi andavamo a mangiare i cocomeri a Fonte Grande. Da grandicelli, con un gruppetto di utopisti, abbiamo deciso di aderire al Partito Liberale. Da qui la discesa in politica di Giovanni, più grande di me di qualche anno, che negli Anni Sessanta fu consigliere del Pli al comune di Pescara, nello stesso periodo di militanza del deputato Michele Pierangeli, papà di Luigi, fondatore delle cliniche».

L'ultima volta che Pastore e Di Biase si sono incontrati «è stato due mesi fa», prosegue Pastore, «lui era preoccupato per la sua malattia, ma pensava di farcela. Era un tipo molto riservato, ma nel privato cordiale e gioviale. Un professionista che si è formato da solo con grandi sacrifici personali, dopo aver conosciuto il travaglio della guerra da bambino e le sofferenze di una carriera in seguito. Il suo maestro fu l'avvocato Lavore, il quale, appena laureato, lo prese nel suo studio come praticante. Fame, disagi e paura hanno forgiato un carattere forte e determinato, come determinato deve essere un professionista che combatte con gli avversari in tribunale, luogo nel quale ha raccolto successi strameritati». Con l'avvocato Giuliano Milia, Di Biase visse una «amicizia simbiotica» di vecchia data, ma tutti e tre insieme, avevano una grande passione per il mare: «Vent’anni fa», ricorda il notaio pescarese, «comprammo insieme una barchetta, un cabinato di sette-otto metri, e con le famiglie trascorrevamo le domeniche al mare. Ma Giovanni amava molto Caramanico, gli piaceva stare a contatto con la natura e quando poteva si occupava delle piante del giardino della sua villa». I funerali del legale (civilista prima e penalista poi) di politici e costruttori, si svolgeranno in forma strettamente privata stamane alle 7,30 a San Cetteo, per avvocati e amici, nel pieno rispetto di una disposizione testamentaria a cui danno esecuzione la moglie Valeria e le figlie Beatrice, Giuliana e Laura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA