Di Marco l’8 gennaio dal pm per evitare il processo

3 Gennaio 2019

Fissati gli interrogatori per i nove indagati che hanno chiesto di essere ascoltati Mercoledì 9 toccherà a Lacchetta, giovedì 10 sarà la volta dell’ex prefetto Provolo

PESCARA. Ultima tornata di interrogatori per la vicenda di Rigopiano. Il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia hanno stilato il programma per interrogare i nove indagati che, all'indomani della notifica degli avvisi di conclusione indagini dell'inchiesta per la tragedia di Rigopiano, hanno chiesto di essere sottoposti a interrogatorio.
Si comincerà l'8 gennaio prossimo con tre indagati della Provincia di Pescara oltre a Bruno Di Tommaso, gestore della struttura distrutta dalla valanga che il 18 gennaio 2017 fece 29 vittime radendo al suolo l'hotel di lusso. Davanti ai magistrati, nel tentativo estremo di evitare una richiesta di processo, sfileranno l'ex presidente della Provincia, Antonio Di Marco, il dirigente Paolo D'Incecco e il responsabile della viabilità, Mauro Di Blasio.
Per Di Marco questo interrogatorio ha una doppia valenza: vuole a tutti i costi chiarire la sua posizione nell'inchiesta per cercare di poter rendere la sua prossima candidatura alle regionali più fattibile dopo le polemiche sollevate non solo dai parenti delle vittime, ma anche all'interno del suo stesso partito (il Pd), che ha chiaramente contestato la sua candidatura ritenendola, diciamo così, inopportuna.
Mercoledì 9 gennaio, sarà invece la volta degli indagati legati al Comune di Farindola con in testa l'attuale sindaco, Ilario Lacchetta, oltre all'ex sindaco, Antonio De Vico, e al geologo Luciano Sbaraglia, redattore della relazione geologica e geotecnica sulla manutenzione straordinaria dell'hotel Rigopiano, allegata alla richiesta di permesso a costruire per i lavori di ristrutturazione dell'hotel del dicembre 2006. Il terzo e ultimo giorno di interrogatori sarà il 10 gennaio, quando toccherà all'ex prefetto Francesco Provolo e al comandante della polizia provinciale, Giulio Honorati.
A carico di Provolo, lo ricordiamo, c'è anche l'inchiesta bis per frode processuale e depistaggio nella quale si trova in compagnia di altre sei persone, tutte della Prefettura, in relazione alla scomparsa della telefonata di una delle vittime dell'hotel: del cameriere Gabriele D'Angelo che il 18 gennaio, prima della valanga, chiamò la Prefettura per chiedere lo sgombero della struttura dopo le scosse di terremoto. Telefonata sparita dagli appunti della sala operativa della Prefettura e non consegnata alla questura di Pescara. Insomma si tratta di tre giorni di fuoco prima della conclusione definitiva dell'inchiesta e quindi della eventuale richiesta di rinvio a processo dei 24 indagati. Intanto dovrebbero essere giunte tutte le richieste di opposizione all'archiviazione disposta dai magistrati per quanto riguarda, per la maggior parte dei casi, gli esponenti politici inizialmente coinvolti. E parliamo in primis dei tre ultimi governatori e dei rispettivi assessori alla protezione civile che si sono alternati in quell'incarico. L'ultima in ordine di tempo è stata quella depositata dalla difesa del sindaco di Farindola, Lacchetta, sicuramente uno degli indagati maggiormente coinvolti nella drammatica vicenda. Si tratta dell'ennesimo tentativo di tirare dentro l'inchiesta soprattutto l'ex governatore Luciano D'Alfonso, per il quale (così come per tutti gli altri che figurano nella richiesta di archiviazione), la procura ha ampiamente valutato la posizione ritenendola estranea a quelle specifiche contestazioni relative alla carta valanghe e alla riunione del Core.
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