Di Marco: non rinuncio a correre per la Regione

27 Dicembre 2018

L’ex presidente della Provincia replica su Facebook alle critiche nel suo partito «Il fatto che io sia indagato per Rigopiano non ostacola la mia candidatura»

PESCARA. Lo scontro nel Pd per la scelta dei candidati, da inserire nella lista di Pescara per il consiglio regionale, non accenna a placarsi. Dopo il duro attacco dell’assessore Simona Di Carlo, che ha invitato l’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco a fare un passo indietro, in quanto risulta indagato nell’inchiesta dell’hotel Rigopiano, è arrivata la replica di quest’ultimo.
Di Marco, piuttosto che rilasciare una dichiarazione alla stampa, ha preferito scrivere ciò che pensa sul suo profilo Facebook. Un pensiero che ha tutta l’aria di uno sfogo ed è, di fatto, una conferma che non intende fare passi indietro in merito alla sua disponibilità a candidarsi al consiglio regionale.
«Riguardo fatto che all’interno del Pd qualcuno sostenga che la mia candidatura sia poco opportuna, in quanto coinvolto nell’inchiesta giudiziaria su Rigopiano, ritengo valido ciò che dichiararono nel 2017 l’allora segretario regionale del Pd Marco Rapino e il segretario provinciale di Pescara Enisio Tocco, a seguito della richiesta delle mie dimissioni da presidente della Provincia avanzate dal centrodestra per la vicenda di Rigopiano.
«Respingiamo con forza la richiesta di dimissioni», erano le dichiarazioni dei due segretari, «il garantismo e la presunzione di innocenza non possono essere valori intermittenti da sbandierare occasionalmente e solo quando a ricevere un avviso di garanzia è un compagno di partito».
«Consigliamo al centrodestra», avevano detto ancora Rapino e Tocco, «di non cavalcare una vicenda così dolorosa per meri scopi politici, ricordando che la presunzione di non colpevolezza è un diritto sancito dalla nostra Costituzione, ma anche dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dall’articolo 48 della Costituzione sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue».
Di Marco, riprendendo queste dichiarazioni, ha concluso così su Facebook. «Sulla vicenda di Rigopiano, la mia posizione processuale è quella dell’indagato», ha ricordato l’ex presidente della Provincia, «posizione non ostativa secondo i principi espressi nello statuto e nel codice etico del Pd. Allo stato, nessuno degli indagati può essere formalmente prosciolto, perché occorrerà attendere la pronuncia del gip in sede di opposizione all’archiviazione. Sostenere che la mia posizione è diversa da quella di altro indagato non è tecnicamente corretto».
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