Di Marco: sono pronto a chiudere scuole e strade

14 Maggio 2017

Mancano 17 milioni per il bilancio. Giovedì manifestazione di protesta a Roma

PESCARA. Se prima era difficile, adesso è impossibile. La gestione della Provincia è sempre più complicata, e la situazione di Pescara non è diversa da quella del resto della regione e del paese.
Perché «ci sono squilibri importanti e non potremo neppure stilare il bilancio preventivo del 2017», nonostante sia già trascorsa buona parte del mese di maggio. Se non arriverà lo sblocco di fondi da Roma, la Provincia di Pescara sarà costretta a chiudere le strade di propria competenza, e poi anche le scuole (secondarie di secondo grado) che si trovano in condizioni critiche.
Il presidente Antonio Di Marco è pronto ad attuare questa forma di protesta, insieme ai presidenti delle altre Province italiane, e c’è tempo fino a giovedì prossimo per cercare di sistemare le cose, o quanto meno per lanciare un segnale positivo agli enti che la legge Delrio ha messo in serie difficoltà.
La svolta potrebbe arrivare giovedì, quando è in programma una manifestazione nazionale a Roma. E Pescara ci sarà, con il resto dell’Abruzzo.
Che cosa accadrà?
Il 18 si avvia la discussione in Parlamento sulla proposta di modifica del decreto enti locali, che destina fondi (insufficienti) alle Province. È necessaria la disponibilità del Parlamento stesso ad intervenire in favore delle Province (servono 650 milioni) visto che siamo in grave difficoltà finanziaria e non siamo in condizione di mettere a punto e approvare i bilanci. A Pescara lo squilibrio è di 17 milioni di euro. Il Governo lo sapeva, quando ha stilato l’ultimo decreto enti locali, modificato in seguito alla finanziaria di dicembre. E proprio il Governo ha affidato il miglioramento del decreto al Parlamento, che dovrebbe cercare i 650 milioni di euro di cui abbiamo bisogno. Ma per trovare questi fondi si devono effettuare dei tagli drastici in altri settori. A questo punto la responsabilità è dei parlamentari italiani.
Per questo sarete a Roma?
Ci sarà una manifestazione nazionale dei presidenti delle Province, dei sindaci, dei consiglieri e del personale. Dall’Abruzzo partiranno quattro pullman, uno per provincia, e altri partiranno dal resto d’Italia per evidenziare le criticità esistenti. Questa non è una esigenza politica ma gestionale: rischiamo di non fare i bilanci e non per nostra incapacità ma per mancanza di risorse statali. Ad oggi non si può neppure redigere la proposta di bilancio.
Fino ad ora non avete avuto incontri con il Governo, non avete lanciato appelli per fermare il taglio delle risorse, che è costante da anni?
C’erano già stati degli appelli, certo. E abbiamo incontrato il ministro Boschi, che si è detta disponibile ad ascoltare le richieste delle Province. Prima d’ora non lo aveva mai fatto ma a seguito della bocciatura del referendum, che prevedeva la fine delle Province, ci ha incontrato.
La situazione non è nuova. I tagli sono cominciati molti anni fa, avete più volte segnalato le difficoltà ad andare avanti. E avete sempre incontrato un muro di gomma. Ora cosa vi aspettate?
È vero, ma questo è il momento finale. L’ultima occasione. Perché chiuderemo scuole e strade se non arriveranno i fondi.
È una provocazione?
No, affatto.
E non rischiate niente, disponendo la chiusura?
Il rischio lo corriamo lo stesso. E poi, che cosa vuoi rischiare? Senza bilancio e senza fondi come facciamo ad aprire le scuole a settembre? Chi paga, ad esempio, riscaldamento e luce? Questa è la prima volta che promuoviamo azioni forti, fino ad ora non abbiamo mai voluto arrivare a tanto. Ma adesso si apre una crisi tra il sistema delle Province e il Parlamento.
Come fate a lavorare quotidianamente? Non avete problemi?
Abbiamo come alleati i sindaci, i consiglieri provinciali e i presidi delle scuole. E non ci sentiamo in sintonia con il Parlamento rispetto a quello che può decidere di non fare.
E i parlamentari abruzzesi?
Li abbiamo incontrati tempo fa e si erano detti disponibili a supportarci. Gli abbiamo anche affidato una scheda sulle criticità delle Province.
Il vostro personale? A livello nazionale si è parlato della possibilità di una protesta.
Sì, i sindacati ci stanno pensando. A Pescara abbiamo la possibilità di pagare gli stipendi solo fino a settembre.
Praticamente è un presidente senza portafogli. Ma come fa?
Stiamo gestendo delle risorse acquisite in precedenza, come i trasferimenti della Regione, e ci stiamo occupando di investimenti già programmati ma non abbiamo la gestione delle risorse ordinarie (come i 5 milioni di cui si disponeva per la manutenzione stradale).
Rispetto all’anno scorso la situazione è cambiata molto?
L’anno scorso lo squilibrio si aggirava su 1.200.000 euro circa. Il consuntivo del 2016 lo approveremo lunedì e si chiude in pareggio.
E che accadrà dopo il 18?
Giovedì ci sarà la contestazione. Se non arriveranno dei segnali chiuderemo le strade, io con tutti gli altri presidenti di Provincia d’Italia, come da proposta dell’Unione delle Province d’Italia. Poi passeremo alla chiusura delle scuole, ma solo di quelle che si trovano in una condizione più difficile.
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