Di Natale, un centesimo per il fisco

Ecco come, secondo il gip, l’imprenditore avrebbe evaso le tasse
PESCARA. Un solo centesimo di euro: è quello che figurava nei modelli F24 utilizzati per pagare l’erario dopo aver operato quella compensazione illecita che gli è costato il sequestro di 1 milione e 400 mila euro, disposto dal gip. Adamo Di Natale, volto molto noto nel settore della somministrazione di alimenti, che qualche anno fa ha aperto numerose attività in città, è finito prima nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, che con la sua denuncia ha fatto scattare le indagini, e poi in quello della procura e della finanza. Scrive il gip Gianluca Sarandrea, nel decreto di sequestro dei beni dell’imprenditore: «E’ stata riscontrata, proprio a seguito di controllo sostanziale, una compensazione di crediti del tutto inesistenti della “sezione erario” con debiti iscritti a ruolo della “sezione riscossione ruoli”, non rilevabili mediante controlli automatizzati». E a questo punto del provvedimento spiega l’uso dei modelli F24 con un solo centesimo, «utilizzati al fine evidente di scongiurare ulteriori controlli». Due le società del Di Natale individuate dagli inquirenti per questo tipo di operazioni illecite: la “Mas snc di Di Natale Adamo & c.”, utilizzata dall’imprenditore per i banchetti, e la “Zest srl” che gestisce il Roof Garden Le Terrazze, situato sopra l’hotel Esplanade. Secondo il pm Silvia Santoro, Di Natale non avrebbe versato le somme dovute per 795mila euro con la Zest (a settembre del 2017), mentre con la Mas 50mila euro nel 2017 e 560mila euro nel febbraio del 2018. Lo avrebbe fatto, scrive il pm nel capo di imputazione, «utilizzando in compensazione crediti riferiti ad anni d’imposta molto vecchi, non risultanti dalla dichiarazione fiscale presentata, ma compilando deleghe di pagamento con saldo non a zero, bensì con uno scarto di pochi centesimi tra l’importo dovuto e quello compensato relativamente per lo più a contributi dovuti all’Inps». Un meccanismo che, per l’accusa, gli avrebbe fruttato la somma per la quale il gip ha disposto il sequestro. Secondo il giudice ricorre «l’esigenza di cautela per il periculum in mora, in quanto la misura reale in esame vale a scongiurare il fondato pericolo che la materiale disponibilità delle somme corrispondenti alla misura dell’imposta evasa possa protrarre e aggravare gli effetti del reato». E per questo ha disposto che vengano «aggrediti in prima istanza i beni sociali nei limiti sopra descritti e, solo in caso di incapienza, i beni del titolare». Da qui i sigilli apposti dalla finanza agli immobili di proprietà o nella disponibilità dell’indagato, così come le disponibilità finanziarie, per un ammontare pari a 1 milione e 400mila euro.
Maurizio Cirillo

