Di Renzo: voglio lasciare Ecco la verità sulle Naiadi

L’ex gestore: in ginocchio per i crediti non pagati dalla Regione
PESCARA. «Io voglio uscire dalla Progetto Sport, sono destinato a lasciare». Parola di Luciano Di Renzo, fondatore della società che dal 2008 ha preso in mano la gestione delle Naiadi fino al 2018. Di Renzo racconta la sua verità sulle piscine. A partire dai crediti mai pagati dalla Regione, proprietaria dell’impianto, che lo hanno messo in ginocchio: «Sono devastato da questa storia».
Lei ha rilevato le Naiadi nel 2008 e allora era un complesso cadente e nel degrado. Ora, l’impianto è rinnovato: quanto ci ha investito in straordinaria manutenzione e migliorie?
«Alle Naiadi c’è tutta la mia vita. Fino a poco tempo fa le Naiadi funzionavano in maniera ottimale se non in alcuni reparti. Uno dei reparti in difficoltà sono le condotte dell’acqua che perdono ma, messo in ordine questo problema, l’impianto funziona, non perfettamente ma funziona. Dal 2008 sono stati fatti investimenti, periziati dall’Azienda di Soggiorno che ha riconosciuto i lavori fatti con costi estremamente rilevanti tanto che, con una comunicazione del 5 febbraio 2013, l’ente ha informato la Regione che gli investimenti erano stati fatti e che resteranno sull’impianto in conto capitale. Inoltre, la stessa Azienda di Soggiorno ha accertato che la Regione avrebbe dovuto pagare 724 mila euro alla Progetto Sport fino al primo semestre 2012. Ma da quel momento non è accaduto niente».
Cosa significa?
«Siamo intervenuti più volte per avere colloqui con i dirigenti della Regione ma non ci siamo riusciti fino a quando abbiamo dovuto presentare una denuncia ed è nato un procedimento penale su questo mancato pagamento. Il 7 gennaio 2015, con un verbale della presidenza della Regione, si è riaffermata l’esistenza del credito, una somma che è anche alla base del concordato della Progetto Sport. Ma siamo dovuti arrivare fino all’8 marzo 2017 con una sentenza di primo grado del tribunale dell’Aquila che ha riconosciuto nuovamente l’esistenza del credito».
Quindi, finora chi ha pagato i lavori alle Naiadi?
«Finora alle Naiadi, al di là degli interventi fatti in occasione dei Giochi del Mediterraneo 2009 che hanno riguardato soprattutto la piscina olimpica, non c’è un euro di finanziamento pubblico: le piscine, le palestre, il centro benessere, gli impianti, le caldaie, le pompe, anche il tetto volato via a causa di una tromba d’aria e tutte le migliorie apportate sono state a carico della Progetto Sport».
Crede che la Regione le ridarà questi soldi?
«Non lo so. Io non sono più amministratore della Progetto Sport da oltre due anni e, in questo momento, sono un socio di minoranza, una parte quasi esterna della società: ho ceduto le mie quote ad altri due soci».
Nel 2008 la Progetto Sport ha preso in concessione Le Naiadi per gestirle fino al 2018; nel 2016, dopo una crisi finanziaria, la società è stata ammessa al concordato. Perché, all’inizio del 2017, lei ha deciso di cedere il 70% delle sue quote ad altri due soci, Paolo Colaneri e Daniele D’Orazio?
«Lei immagini un’azienda che dal 2012 reclama un credito e le viene anche riconosciuto ma poi, per problemi amministrativi della Regione, i soldi non vengono erogati. Un’azienda può sopportare un disavanzo in cassa di oltre 700-800 mila euro dopo tutti gli investimenti fatti? Io mi sento devastato e voglio uscire dalla società: per questo ho ceduto le mie quote che agli altri soci che porteranno la società al compimento del suo progetto in maniera egregia. Io sono destinato a uscire».
Ma lei con il 30% delle quote è ancora uno dei soci della Progetto Sport. Negli ultimi giorni, l’amministratore Vincenzo Serraiocco ha tenuto a precisare che lei non gestisce l’impianto: in società il clima è sereno?
«Frequento poco Serraiocco e gli altri due soci. Io non sono un personaggio attivo, sia nelle positività che nelle negatività, di quello che accade alle Naiadi. E non sono nemmeno a conoscenza di tutto quello che succede. Immagino, però, che i nuovi soci otterranno buoni risultati».
Torniamo ai soldi: lei è stato accusato di bancarotta nel 2013 e il 5 dicembre ci sarà la decisione sui rinvii a giudizio. Nel 2016, però, è arrivata l’omologa del concordato: due fatti, all’apparenza, antitetici. Cosa ne pensa?
«La procura è uno strumento del bene e la pm Silvia Santoro è estremamente precisa. Dico solo che se il concordato è stato omologato vuol dire che ce n’erano le possibilità. Comunque, non mi sento vittima della procura. Ovviamente, in un momento di restyling aziendale, comprendo la rabbia dei lavoratori che sono usciti e per questo ci sono state diverse denunce. Purtroppo, a Pescara, quando si diventa visibili c’è sempre una parte pronta a darti fuoco. Per questo, io vorrei sparire e tornare alla mia professione di insegnante di educazione fisica, magari anche allenatore».
Nel 2018, quando ci sarà un nuovo bando, correrà ancora per Le Naiadi?
«Io penso che non sarò più un socio di Progetto Sport: di certo non sarò io a dettare il nuovo corso della società».
Capitolo Francavilla: la gestione della piscina è contesa e oggi ci sarà il pronunciamento del tribunale. Cosa si aspetta?
«Qualcosa accadrà, bisogna aspettare l’esito del tribunale e convalidare la decisione. Mai commentare prima: mi auguro che i giudici abbiano sempre serenità per giudicare».
Un messaggio ai clienti delle Naiadi che sono rimasti beffati per il mancato uso delle piscine a causa dell’acqua troppo fredda.
«Possono esserci momenti di difficoltà, magari per lo switch del gas oltre ad altre problematiche, ma il pubblico ha certamente notato anche gli investimenti privati fatti negli anni e tutto ciò dovrebbe essere apprezzato. Bisogna pensare in positivo e che Le Naiadi sono un luogo per fare attività sportiva sana: serve centralità in un momento in cui tutti pensano a stare gli uni contro gli altri».
Dopo tutto quello che è successo dal 2008 a oggi, se le riprenderebbe ancora Le Naiadi?
«Assolutamente no. Non è possibile avere a che fare con un apparato pubblico come la Regione dove alla risolutezza della presidenza si accompagna il lassismo di alcuni dirigenti che non hanno fatto altro che tergiversare. Tali problematiche non si possono riversare su un’impresa. A fronte della certezza di un credito, mi chiedo come sia possibile che nessuno dica nulla».
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