Di Stefano protetta in aula da 20 investigatori

10 Settembre 2020

Il pm minacciato sui volantini dei falsi ordigni rappresenta l’accusa nel processo sull’avvelenamento da Coumadin

PESCARA. Bersaglio di questa intensa e difficile giornata che ha creato grosse difficoltà in vari punti della città per la presenza di quattro possibili bombe, era il sostituto procuratore Rosangela Di Stefano. Ogni pacco, compreso quello posto sul portone di casa sua, aveva attaccato un foglio con insulti e minacce rivolte proprio al magistrato pescarese che nel pomeriggio di ieri aveva in programma una udienza che poteva anche essere l'ultima, per discutere della posizione di madre e figlio accusati di aver tentato di uccidere il secondo marito della donna, somministrandogli massicce dosi di Coumadin, un potente farmaco anticoagulante. Ed è per questo che i principali sospetti degli investigatori si sono subito incentrati su Daniela Lo Russo, ribattezzata per il processo in corso da mesi, Lady Coumadin. In aula, il pm è stata circondata da 20 investigatori, che hanno vigilato sulla sua incolumità prima e dopo il processo fino al ritorno a casa.
Fatti che hanno suscitato diverse reazioni. Marinella Sclocco, consigliere comunale del centrosinistra, esprime «solidarietà al magistrato, solidarietà a Pescara. Non conosco i fatti, ma so che il suo mestiere è duro, come sono difficili tutti i mestieri in cui devi prendere delle decisioni che riguardano la vita degli altri. Nessuno merita di vivere nell’angoscia. Non lo merita neanche la nostra città».
«Massima solidarietà e vicinanza umana al magistrato e alla donna», anche da Arci Pescara. «Ora più che mai deve passare il messaggio che attaccare una funzione dello Stato equivale ad attaccare tutti coloro che credono nel valore delle istituzioni, come Arci fa da sessant’anni». (m.cir.)