Diana, arbitro di calcio di 22 anni: «Sono vittima di revenge porn»

I video osè della studentessa pescarese diffusi sui canali social. E lei esce allo scoperto e denuncia: «Da tre giorni non mangio e non dormo, ma ora basta: il colpevole è chi riprende e chi condivide»
PESCARA. Capelli legati con una coda, maglioncino azzurro, espressione seria. In un video di tre minuti pubblicato su Instagram Diana Di Meo, 22 anni, studentessa pescarese e arbitro di calcio nel campionato di Promozione, si libera di un peso che la sta torturando da un paio di settimane. Racconta di essere vittima di un reato orribile, il revenge porn, cioè “pornografia non consensuale”, perché qualcuno ha diffuso attraverso i social, senza che lei lo sapesse, dei video intimi che la ritraggono, alcuni dei quali realizzati a sua insaputa. Quelle immagini osé hanno fatto il giro dell’Italia, sono finiti su gruppi Telegram e poi sono stati diffusi con Whatsapp, per cui la giovane si è rivolta alla polizia per denunciare tutto ma ha anche voluto raccontare la sua verità su Instagram e mettere in guardia chi finisce nel tritacarne dei social. «Io sono qui a parlarne, molti di noi non riescono a farlo e si nascondono», ha detto uscendo alla scoperta a testa alta, con coraggio.
«Spero di dare voce a tutte quelle vittime che vengono colpevolizzate, quando in realtà il colpevole è dall’altra parte dello schermo, che riprende o “si limita” a condividere».
Cosa è successo?
All’inizio, circa due settimane fa, girava su Telegram uno screen, un’immagine con la quale una persona si vantava di avere i miei video. Era una specie di annuncio, come dire che prima o poi i video sarebbero stati pubblicati, e c’erano il mio nome e cognome. Chi vedeva lo screen mi cercava, mi contattava e qualcuno mi chiedeva di avere i video. Ho cominciato a monitorare i gruppi ogni dieci minuti, per vedere cosa scrivevano, scoprendo che c’era una grande aspettativa per quelle immagini. Dicevano di aspettare il Sacro Gral, addirittura. Ma io non sapevo come fosse possibile, alcuni di quei video erano sulla memoria del mio telefono (su Cloud).
E poi?
Poi i video sono finiti su Telegram ma lì alcuni gruppi sono a invito, e senza codice non potevo entrare mentre ad altri gruppi puoi unirti senza fare richiesta. A quel punto ho chiesto a chi mi scriveva di mandarmeli. E poi martedì due amici mi hanno detto che erano anche su Whatsapp, hanno fatto il giro dell’Italia dalla Valle d’Aosta alla Calabria. Credo sia arrivato a circa 5.000 persone, fino ad ora. E mi stanno scrivendo da tutto il Paese: ricevo circa mille messaggi al giorno. C’è chi fa commenti, uomini e donne, e chi mi chiede di ricevere le immagini. Alcuni mi giudicano negativamente, altri mi sostengono. Ci sono tante brave persone, ma anche tanti frustrati. Hanno anche aperto dei canali a pagamento, cioè si deve pagare per entrare e vedere i video. Ci guadagnano. Tutto senza che ci sia stata una mia scelta, a monte. Ho cercato di capire, ho chiesto come li hanno ricevuti e perché li condividono. Io stessa, avendo trovato i video di altre ragazze, le ho contattate per avvisarle.
Perché ha deciso di raccontare tutto su Instagram?
Perché questo segreto mi stava logorando. Da tre giorni non mangio, non dormo, sono tesissima. Ma dopo aver pubblicato il mio video su Instagram sto meglio. Mi sono esposta a tutto e ho trovato la forza per farlo in alcune persone che ho al mio fianco, persone amiche. E anche la mia famiglia mi è stata vicino, ma con i parenti è diverso, un po’ più complicato.
E che messaggio ha voluto mandare raccontando tutto?
Ho ringraziato chi mi ha segnalato quello che stava succedendo e chi mi sta scrivendo da tutta Italia per cercare di aiutarmi. E ho detto che l’unica cosa che si può fare è segnalare chi continuerà a condividere queste cose di me e di altre persone. Ho raccontato questa esperienza perché so che molte persone si trovano nella stessa situazione e non hanno il coraggio di parlare. Spero di non dover più sentire queste storie perché nel 2022 non si possono sentire vendette di questo genere.
Cosa prova? Come si sente?
Mortificata, imbarazzata, delusa dal genere umano. Certo non potevo restare così, con il fegato distrutto. Mi sono rivolta alla polizia, non so come finirà.
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