Dieci anni di fuoco, da San Giuliano al Salviano

28 Giugno 2017

Nel 2007 lo spettacolare incendio che lambì L’Aquila. E poi una infinità di piccoli e grandi episodi in gran parte dolosi

PESCARA. Decine di ettari di pineta in fiamme nella valle tra la Madonna Fore e Collebrincioni. I Canadair della Protezione civile fanno la spola tra il laghetto di Pile, il lago di Campotosto e quelli di San Raniero e San Giovanni, a Bagno, per prelevare acqua. Decine di squadre dei vigili del fuoco sul terreno. È l’agosto 2007. L’incendio della pineta di San Giuliano, alle porte dell’Aquila, è uno dei più devastanti e spettacolari degli ultimi anni. Si mangia 100 ettari di verde, e mette in pericolo le case. La colonna di fumo, che si alta altissima sul capoluogo, si vede a decine di chilometri. L’Abruzzo si scopre fragilissimo su questo fronte. Ma le estati non sono tutte uguali. Il fuoco attacca e poi dà tregua. Ci sono stagioni tranquille, altre che non danno tregua. A dare il ritmo sono probabilmente i piromani. Ne basta uno per gettare nel panico un territorio.
Cinque anni dopo San Giuliano brucia ad Avezzano la storica pineta Monte Salviano, lungo il percorso che conduce al santuario della Madonna di Pietraquaria. I primi pini furono piantati nel 1916 dai prigionieri di guerra del campo di concentramento costruito alla periferia nord del capoluogo marsicano. Va in fiamme l’intera l'area che si trova sopra il cosiddetto “Pratone”. Nelle stesse ore, nel Pescarese, bruciano 60 ettari di bosco a Rosciano, mettendo a rischio un intero paese. Duecento persone vengono evacuate. Due giorni dopo tocca ad Alanno. Il fuoco si allarga su 40 ettari fino a lambire un’abitazione vicino al cimitero del paese. Le fiamme colpiscono la periferia di Teramo fino a lambire pericolosamente le case di contrada Gattia. I focolai sono almeno 12. Certa l’origine dolosa. Pochi giorni dopo un incendio distrugge un’ampia zona della montagna di Rigopiano, a Farindola. Pochi giorni e tocca all’Aquilano. Cinque anni dopo l'incubo di San Giuliano, un rogo doloso di vaste dimensioni da Pianola a Pile, devasta la pineta di Roio, ecosistema-simbolo del capoluogo di regione e sede, prima del terremoto, della facoltà di Ingegneria dell'Università. In fumo oltre 20 ettari di vegetazione. Brucia nella stessa estate la costa dei trabocchi a Fossacesia (30 ettari di aree sotto tutela). Poi il fuoco torna nel Teramano. Va in fiamme un'intera collina a Tortoreto. Le fiamme, sospinte dal vento, arrivano a lambire alcune case di Costa del Monte. Poi ci sono due anni di tregua. Nel 2015 il fuoco torna minaccioso. Al termine dell’estate il bilancio è pesantissimo. Oltre 80 ettari in fumo nel Parco nazionale della Majella, almeno 150 di pineta nell'entroterra di Vasto, altri cento ettari devastati dalle fiamme nel Pescarese.
Si replica la stessa situazione climatica del 2007: la concomitanza di alta temperatura e vegetazione secca e abbondante e vento forte caldo, che non permette di controllare l'incendio all'innesto. Si arriva al 2017. Per fortuna lla stagione degli incendi non è ancora iniziata. Ma dopo 12 anni è partito il processo a Lucca per la morte di Stefano Bandini, il pilota teramano che nel 2005 era nel Canadair della Protezione civile precipitato dopo aver urtato i fili dell'alta tensione mentre spegneva un incendio a Forte dei Marmi. Un eroe di questi tempi difficili.
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