Difesero gli alberi dai tagli Tutti assolti dopo 4 anni

Per quella manifestazione, in 6 furono accusati di interruzione di pubblico servizio dopo la denuncia di un dirigente comunale. Ma per il giudice «il fatto non sussiste»
PESCARA. Il 29 agosto del 2016 furono protagonisti di una protesta pacifica per evitare che venissero tagliati dal Comune di Pescara alcuni alberi, finendo sotto inchiesta prima e sotto processo poi, per interruzione di pubblico servizio.
Ieri, i sei attivisti ambientali, Loredana Di Paolo, Simona Pieramico, Massimo Melizzi, Caterina Artese, Raffaello Caiano e Junio Valerio Araneo, difesi dagli avvocati Salvatore Acerbo e Gianni Piscione, sono stati assolti con la formula piena, «perché il fatto non sussiste», dal giudice monocratico De Lutiis.
A distanza di quattro anni si chiude dunque questa vicenda che movimentò quella calda giornata d’agosto. Sei persone, appartenenti ad alcune note associazioni ambientaliste come il Wwf, Italia Nostra, Forum H2O, Conalpa, Alberobello, che si posizionano pacificamente sotto le chiome degli alberi per impedire agli operai di una ditta, che aveva ricevuto l'incarico dal Comune di Pescara, di tagliare quattro pioppi e un pino da sempre posizionati lungo via Rigopiano.
Gli operai, dopo aver tentato in tutti i modi e inutilmente di dissuadere i protestanti, una volta informato di quanto stava accadendo il dirigente comunale dei lavori pubblici, si spostarono in via Passolanciano per proseguire lo stesso lavoro su altri alberi, ma gli attivisti si presentarono anche lì bloccando anche quella iniziativa. La protesta si risolse soltanto dopo diverse ore e dopo l’intervento dei vigili urbani, dei carabinieri e della polizia che identificarono gli attivisti.
Una protesta che purtroppo non servì a molto perché alla fine, quegli alberi individuati, che secondo l'amministrazione dovevano essere tagliati per una questione di incolumità pubblica in quanto malati e pericolosi, vennero comunque abbattuti. Ne seguì una dettagliata denuncia da parte del dirigente comunale che fece la cronistoria di quella giornata e di tutte le operazioni che vennero ritardate a causa di quella protesta.
«Il Comune di Pescara», dichiara Massimo Melizzi, uno degli imputati, subito dopo la lettura da parte del giudice del dispositivo di assoluzione, «fece una pessima figura. Noi non ci siamo mai intimiditi ed abbiamo continuato la nostra battaglia in difesa dell’ambiente. Posso dire, però, che è stato un processo totalmente infondato. Una protesta che comunque servì a sollevare un problema nazionale di cui parlarono anche lo scrittore e giornalista Erri De Luca e l’attore Alessandro Gassman».
Gli fa eco anche Loredana Di Paola, altra imputata: «Era da tempo che dei cittadini non venivano incriminati per un reato del genere. E comunque il piano tagli è andato in porto regolarmente con il taglio di 150 alberi».
«Va anche detto», aggiunge Simona Pieramico, «che siamo comunque riusciti a salvare una quindicina di alberi che stavano per essere tagliati per errore». I sei imputati erano accusati (l'istruttoria del fascicolo venne portata a termine con la richiesta di processo poi accolta dal gup, dal sostituto procuratore Salvatore Campochiaro) di aver turbato e impedito lo svolgimento dei lavori pubblici di abbattimento di alcune piante, lavori affidati dal Comune alla ditta Vivai Barretta: un reato peraltro non di poco conto che prevede la reclusione da uno a cinque anni.
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