Diffamazione, è da rifare il processo a Ranghelli

SPOLTORE. Il Tribunale di Pescara lo aveva assolto in appello dall'accusa di diffamazione. Ma, per la Cassazione, è necessario un nuovo giudizio sull'ex sindaco Franco Ranghelli: durante un Consiglio...
SPOLTORE. Il Tribunale di Pescara lo aveva assolto in appello dall'accusa di diffamazione. Ma, per la Cassazione, è necessario un nuovo giudizio sull'ex sindaco Franco Ranghelli: durante un Consiglio comunale, nel 2010, aveva descritto l’ex sindaco Donato Renzetti, l’ex assessore Nando Capuzzi e il suo ex vicesindaco Lucio Matricciani, oggi presidente dell’assemblea civica, come «la notoria cricca di Spoltore, ciarlatani e fomentatori incalliti mossi da odio personale e strani interessi. Oligarchia disonesta e amorale».
Il tutto accompagnato da espressioni come «compagni di merende», «cricca», «banda di compari» accomunando i tre avversari politici ai complici del mostro di Firenze e ad altri casi di cronaca giudiziaria.
Per i giudici della quinta sezione penale di Cassazione, la motivazione della sentenza di appello «risulta evidentemente carente e lacunosa» e «insufficiente a fondare la pronuncia assolutoria». La risposta dell'allora sindaco, insomma, non si può ricondurre entro i confini della diatriba politica. «Nel caso in esame» scrive la Cassazione «il ricorso a espressioni quali quelle evidenziate nel capo di imputazione, chiaramente riferibili a noti fatti di criminalità», non appaiono «in alcun modo ricollegabili alla dignità della critica politica, apparendo strutturalmente prive di qualsivoglia connotazione politica che prescinda dalla mera invettiva personale; né lo scadimento del dibattito pubblico, anche a livello politico, può implicitamente connotare l'esercizio del diritto di critica politica, che non può quindi, essere adeguato e interpretato "al ribasso", in base a una sorta di mitridatismo deteriore, in adesione ad abitudini e costumi personali attualmente molto diffusi, ciò soprattutto se la condotta sia posta in essere da personaggi che rivestono cariche pubbliche». Per questo motivo, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello. Nel 2014, il giudice di pace di Pescara aveva condannato Ranghelli a risarcire tremila euro a favore delle parti offese e a un’ammenda di circa 900 euro.
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