Diga, sempre meno acqua A rischio pomodori e mais

Penne. Agricoltori preoccupati anche per la produzione del Tondino del Tavo una varietà di fagiolo autoctona. Coldiretti: vecchia la rete dei consorzi di bonifica
PENNE. A rischio la produzione di mais, melanzane, peperoni e pomodori. L'abbassamento del livello dell’acqua nella diga di Penne apre una fase di emergenza per centinaia di aziende della vallata del Tavo. Si teme anche per la produzione del tondino del Tavo, varietà di fagiolino autoctona e particolarmente gettonata. In alcuni casi, si riscontrano problemi anche per le verdure invernali (cavoli, verze, porri, carciofi) che sono in questi giorni in fase di semina.
Gli agricoltori sono preoccupati: molti non ricevono acqua da circa 10 giorni da parte del Consorzio di bonifica e lamentano le conseguenze della fortissima siccità che, come nel resto della regione, non risparmia la provincia di Pescara. Dopo l’allarme sul Fucino arriva quindi l’emergenza nell’area vestina. In alcuni casi, non è stato possibile effettuare neppure l’irrigazione di soccorso e, oltre agli ortaggi, stanno soffrendo anche l’olivo (si prevede un calo della produzione per oltre il 50%), la vite e la produzione zootecnica (-20%/25% di latte).
Il livello della diga di Penne ha toccato, il 30 agosto scorso, il livello minimo di 240,53 metri. Negli ultimi venti giorni, il livello è sceso di 5 metri, quasi otto dall’inizio del mese. Un abbassamento preoccupante, che costringe il consorzio Centro ad invitare le aziende agricole e tutti gli associati a un uso molto parsimonioso dell'acqua per irrigare i campi. Della situazione abbiamo chiesto spiegazione anche alla Coldiretti Abruzzo, per avere una fotografia più chiara dell'emergenza siccità. «I problemi legati alle altissime temperature» osservano i tecnici dell’associazione agricola, «si erano delineati già all’inizio di luglio ma con il passare del tempo la situazione è peggiorata e non solo nel comprensorio vestino». Secondo Coldiretti, è necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse a una nuova cultura della prevenzione. In pratica, sarà necessario organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi attraverso interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete degli invasi e creando bacini aziendali. È poi necessaria una ristrutturazione generale e una riorganizzazione regionale dei consorzi di bonifica che, oggi», secondo Coldiretti, «non sono più adeguati alle esigenze delle imprese e che invece, se usati bene, potrebbero essere uno strumento molto importante di gestione dell’acqua.
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