Dighe di Campotosto: il piano di protezione c’è

Passa l’atto (atteso da 20 anni) del lago artificiale più grande d’Europa
L’AQUILA. Le tre dighe del lago di Campotosto, l’invaso artificiale più grande d’Europa, hanno finalmente il certificato di protezione civile. Dopo vent’anni d’attesa e ben 37 riunioni, la prefettura dell’Aquila due giorni fa ha dato l’ok allo speciale documento che scongiura in caso di disastri approssimazione e caos negli interventi di soccorso alle popolazioni.
È un atto importante in una regione che si appresta a celebrare il decennale di una catastrofe, il terremoto dell’Aquila del 6 aprile del 2009. È il modo migliore per ricordare il più tragico degli eventi che ha colpito l’Abruzzo, un disastro al quale ha fatto seguito, il 18 gennaio del 2017, la strage del resort di Rigopiano con i suoi 29 morti. A generare l’allarme intorno alle dighe del Lago di Campotosto era stata la Commissione nazionale grandi rischi, la stessa messa sotto accusa ma poi assolta per il mancato allarme prima del terremoto aquilano. Ma due anni fa un componente del vertice della commissione ipotizzò un scenario allarmante per il lago di Campotosto, parlando di una possibile tracimazione dell’enorme invaso artificiale. Questa ipotesi nefasta fu però immediatamente smentita, perché infondata, ma gli ultimi terremoti del centro Italia e soprattutto l’effetto Rigopiano spinsero la Regione, a guida Luciano D’Alfonso, ad attivarsi nei confronti degli altri enti interessati e del gestore delle tre dighe per risolvere la grave mancanza dei certificati di protezione civile. Subito dopo, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dell’Enel, che gestisce le dighe di Campotosto, due dipartimenti regionali, di Protezione Civile e delle Infrastrutture, hanno messo a punto un complesso dedalo di numeri telefonici da contattare e di nomi di persone abilitate a intervenire in caso di disastri causati da eventi naturali, primo fra tutti il terremoto.
Osservate speciali quindi sono diventate le dighe di valenza nazionale denominate Poggio Cancelli, a confine tra Abruzzo, Marche e Lazio; Rio Fucino e Sella Pedicate, i cui certificati di protezione civili sono stati integrati durante le numerose riunioni tenute all’Aquila. Il primo ad essere approvato è stato il piano di Rio Fucino, la diga finita al centro del falso allarme lanciato dalla Commissioni grandi rischi. A seguire è passato il certificato della struttura di Sella Pedicate e infine, due giorni fa, anche l’ultima delle tre dighe, Poggio Cancelli, ha ottenuto il via libera da parte del prefetto dell’Aquila, Giuseppe Linardi. Atti preziosi visto che i precedenti certificati, non aggiornati, contenevano errori, uno dei quali marchiano perché il piano era stato preso di sana pianta, quindi copiato, da un’altra regione. Ma nel riguadagnare tempi e contenuti, la Regione ha fatto un ulteriore passo in avanti ampliando i certificati di protezione con i cosiddetti “piani di emergenza”, che realmente inquadrano scenari di esondazione visto che indicano le aree da far preventivamente sgomberare, i comuni interessati dall’eventuale evacuazione, e le strade da vietare al transito, che si trovano al di sotto dell’enorme invaso (1.400 ettari!) di Campotosto.
È un lavoro davvero certosino che ha coinvolto soprattutto i sindaci ciascuno dei quali ha dovuto, o dovrà, a sua volta aggiornare i piani di protezione civile del proprio comune. Questo lavoro è però ancora da completare ma, come riferito al Centro dal dipartimento delle Infrastrutture della Regione Abruzzo, entro maggio sarà definitivamente approvato il primo piano definitivo della diga di Rio Fucino e a seguire gli altri due. Un segnale forte oltre che concreto alla vigilia il 6 aprile, quando l’Abruzzo e il resto d’Italia ricorderanno le 309 vittime dell’Aquila.

