Diomede, al via l’autopsia: il pugno o la caduta come causa della morte causata

18 Agosto 2026

Stamattina l’esame per stabilire cosa abbia causato il decesso di Barchiesi: «Vogliamo giustizia». Dopo cuore, reni e fegato donate anche le cornee: «Gesto di straordinaria civiltà e generosità»

PESCARA. Accertare se la morte di Diomede Barchiesi sia stata conseguenza dell'impatto diretto del pugno o della successiva caduta a terra. È questo l'obiettivo dell'autopsia che viene eseguita questa mattina all'ospedale di Pescara. Il sostituto procuratore della Repubblica di Lanciano, Elena Belvederesi, titolare dell'inchiesta, ha affidato l'incarico al medico legale Cristian D'Ovidio. Al diciottenne di Fossacesia indagato viene ora contestata l'ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale. Gli accertamenti sulla salma del papà cinquantenne inizieranno alle 10. Oltre a quello nominato dalla procura, saranno presenti i consulenti di parte: i familiari di Barchiesi, assistiti dall'avvocato Maria Chiara De Fidelibus, hanno nominato il dottor Riccardo Di Tanna; consulente per l'indagato, difeso dagli avvocati Rosario Di Giacomo e Alessandro Zaottini, è la dottoressa Paola Vellante.

Il quesito formulato dalla procura, nel decreto di conferimento dell'incarico per l'esame irripetibile, è articolato ed esaustivo, al fine di assumere più informazioni possibili dal punto di vista medico-legale che aiutino a chiarire ogni aspetto della vicenda e della dinamica dell'aggressione. «La verifica dell'esatta causa del decesso è volta a definire l'ipotesi delittuosa», dice il legale della famiglia Barchiesi, l'avvocato De Fidelibus, «omicidio preterintenzionale o una fattispecie di reato ancora più grave. Andrà stabilito il nesso di causalità tra le lesioni dovute all'aggressione, la successiva caduta e il decesso sopraggiunto. Non abbiamo fretta, a noi interessa che sia fatta giustizia». All'udienza di ieri mattina in tribunale, ha voluto essere presente anche la moglie di Diomede, Anna Maria Di Caro. Nel pomeriggio, poi, sarà sottoposto a visita medico-legale anche l'indagato, M.M., di Fossacesia, la cui posizione si è aggravata in seguito alla morte di Barchiesi. Da lesioni gravissime, l'ipotesi di reato a suo carico è ora quella di omicidio preterintenzionale.

L'analisi fisica a cui sarà sottoposto servirà per acquisire dati su peso, altezza, corporatura, e utilizzarli per stabilire l'intensità del colpo sferrato al volto di Diomede e i danni provocati. Secondo le prime ricostruzioni, la notte di domenica 9 agosto, il papà cinquantenne, che dormiva in camper insieme alla moglie, era intervenuto sul lungomare di Fossacesia per difendere il figlio e la figlia minorenni (16 e 15 anni), coinvolti in una zuffa con altri ragazzi. Giunto nel parcheggio pubblico dove i ragazzi si erano incontrati e aveva bisticciato, Barchiesi aveva ricevuto un violentissimo pugno al volto da uno dei giovani ed era caduto a terra battendo la testa. Il colpo è stato sferrato alla mandibola, come dimostra la ferita a sinistra del mento. Dopo l'impatto sull'asfalto, il cinquantenne aveva perso conoscenza ed era stato ricoverato in coma all'ospedale di Pescara, dove era arrivato in condizioni disperate.

Venerdì scorso il tragico epilogo, con la dichiarazione di morte cerebrale. Rispettando la sua volontà, la moglie e i figli hanno dato il consenso al prelievo degli organi: il cuore è andato a Bergamo, i reni all’Aquila e il fegato a Pisa. Donate anche le cornee, come fa sapere Michele Marullo, direttore della Uoc di Oculistica del Santo Spirito: «Un gesto di straordinaria generosità e civiltà che si è trasformato in un atto concreto di rinascita, restituendo a chi era nel buio non solo la vista, ma la speranza e la dignità di una vita nuova. Donare le cornee significa permettere alla luce di continuare a vivere e a brillare negli occhi di qualcun altro». I carabinieri della stazione di Fossacesia e i colleghi di Ortona continuano a sentire le persone presenti la notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto sul lungomare. Un elenco che si allunga in una sorte di effetto a catena, in cui un elemento ne trascina dentro un altro. Tra le persone già sentite, ad oggi, anche la moglie e la figlia 15enne di Barchiesi. La ragazza avrebbe assistito al momento in cui il padre è stato colpito. «È scossa ma lucida», dice l'avvocato De Fidelibus, «è consapevole di quello che è successo e ricostruisce la dinamica in maniera lucida».

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