Dipendente Asl assolta dall’accusa di truffa

22 Marzo 2021

Dopo aver subìto un’aggressione sul posto di lavoro era finita sotto inchiesta per il risarcimento

PESCARA. Ci sono voluti cinque anni, ma alla fine una dipendente della Asl di Pescara è riuscita ad avere giustizia dal tribunale, dopo il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa ai danni della sua azienda.
L'imputata, difesa dall’avvocato Fernando Rucci, era finita sotto inchiesta a seguito di un’aggressione che aveva ricevuto sul posto di lavoro e in base alla quale aveva ricevuto il riconoscimento di infermità per causa di servizio con tanto di indennità.
Ed è stata proprio quest’ultima a farla finire nei guai in quanto, secondo il capo di imputazione, l’imputata in quella richiesta di infermità «attestava falsamente di non aver ricevuto altro equo indennizzo né altro riconoscimento di liquidazione da parte di altro Ente (Inail, Inps ecc.), induceva in errore il direttore medico di medicina legale che liquidava la somma di 4.600 euro. In realtà, contrariamente a quanto attestato», prosegue l’accusa, «l’imputata aveva ricevuto dall’Inail di Pescara l’indennizzo per l'importo di 4.700 euro in relazione al medesimo infortunio».
Alla base di tutto ci sarebbe stato probabilmente un difetto di comunicazione, diciamo così, in quanto una parallela causa di lavoro aveva riconosciuto alla donna una indennità, oltre a 10 mila euro per danno biologico: soldi che l’imputata avrebbe preso, ma decurtati di quei 4.700 euro che aveva già liquidato la struttura. Soldi che dunque l'Azienda, secondo quanto sostiene il difensore Rucci, avrebbe dovuto restituire all’Inail: passaggio che non sarebbe mai avvenuto. E quindi, dopo l'assoluzione per truffa con la formula «perché il fatto non costituisce reato», il difensore è passato al contrattacco anche perché la dipendente venne anche sottoposta ad un provvedimento disciplinare concluso con l'applicazione della sospensione dal lavoro per undici giorni. Quindi alla Asl sono arrivate le richieste della dipendente che vuole innanzitutto il ristoro delle spese legali sostenute per la sua difesa; la riapertura del provvedimento disciplinare ai fini dell'annullamento della sanzione inflitta con restituzione di quanto «arbitrariamente trattenuto, oltre gli interessi»; infine chiede di procedere al «rimborso della somma di 4.700 euro trattenute sulla liquidazione dell’importo di cui alla sentenza del tribunale di Pescara, non riversate all’Inail dalla Asl di Pescara, per avere quest’ultima anche proceduto al recupero forzoso della somma percepita dalla dipendente a seguito del riconoscimento della causa di servizio, sul presupposto della riscossione della prima erogazione Inail».
E per finire, l'ex imputata sta valutando una «querela per calunnia nei confronti del denunciante e di reticenza nei confronti dei testi sentiti nel corso della istruttoria dibattimentale».
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