Dipendente del Tigre sventa una rapina

16 Luglio 2016

S’avventa su un malvivente col taglierino e lo mette in fuga, ma resta ferito. «Ho agito d’istinto, non so se lo rifarei»

PESCARA. «Ho a cuore questo lavoro come se fosse la mia famiglia. Ecco perché ho reagito quando ho visto entrare il rapinatore nel supermercato: era come se stesse entrando a casa mia». Antonio Mastrocola, 29 anni, di Montesilvano, è il vice direttore del supermercato Tigre di via D'Avalos. Due sere fa, è riuscito coraggiosamente ad allontanare un giovane che ha fatto irruzione nel punto vendita, armato di taglierino. Nella colluttazione che ne è seguita, il dirigente del market è rimasto ferito.

Il giovane voleva portare via gli incassi ma Mastrocola glielo ha impedito, facendosi avanti e ostacolandolo senza paura, al punto che il malvivente è andato via a mani vuote, allontanandosi con il complice che lo attendeva fuori su uno scooter. Il fatto è accaduto intorno alle 20.30, quando il Tigre aveva appena chiuso al pubblico e all'interno c'era soltanto il personale. Il giovane si è presentato con il casco, volto coperto da un fazzoletto e occhiali da sole. Ha impiegato poco ad aprire la porta automatica, forzandola. Mastrocola ha subito cercato di impedirglielo, ma non ce l’ha fatta. «Quando ho visto che aveva qualcosa in mano, mi sono tirato indietro. Ho pensato che avesse una pistola», racconta il dipendente del Tigre, «poi il rapinatore si è avvicinato a una cassiera e l’ha minacciata con il taglierino».

Voleva i soldi, ma non ha parlato. Per mandare all’aria il colpo, Mastrocola ha deciso di non stare a guardare e, approfittando della poca distanza dal giovane, l’ha colpito con il casco che aveva tra le mani. È nata una colluttazione, con il rapinatore che continuava ad agitare il taglierino. L'addetto del Tigre è rimasto ferito dalla lama a un avambraccio e a un dito. Nonostante il pericolo, Mastrocola ha continuato ad opporsi al rapinatore e ha provato a spingerlo fuori «usando anche i piedi" mentre l'altro tentava di farsi nuovamente avanti, non volendo demordere. Alla fine, ha desi è arreso e ha preferitodarsi alla fuga con il complice che lo attendeva nel parcheggio su un mezzo scuro, "forse un Beverly", con il casco infilato. L’interra sequenza poco di un minuto e mezzo, in quei secondi il rapinatore non ha detto neppure una parola.

Giovane, sui 25 anni, indossava jeans e maglia scura e altri dettagli potrebbero emergere dalle immagini della videosorveglianza che sono state già acquisite dai carabinieri della compagnia di Pescara, coordinati dal tenente Antonio Di Dalmazi.

«È stata la prima volta, non mi era mai accaduto prima e in quegli attimi non ho avuto paura», dice Mastrocola, «ma non so cosa farei se accadesse di nuovo. Ho agito d'istinto e credo che sarebbe stato meglio non rischiare perché ho una famiglia. Mia moglie mi ha rimproverato per quello che ho fatto». Ieri, al Tigre, era tutto normale. Si è lavorato come sempre. Il direttore, Vittorio Di Pietro si è detto orgoglioso del suo vice. «Antonio è stato bravoi e coraggioso».

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