Dirigente fa pignorare 254 mila euro

5 Giugno 2015

Nuovo scontro tra l’ingegnere Di Donato “silurato” nel 2007 e l’amministrazione: parte un altro contenzioso

MONTESILVANO. Un pignoramento da circa 254 mila euro. È l’ultima grana con la quale il Comune di Montesilvano, già vessato da una situazione finanziaria tutt’altro che rosea, si è trovato costretto a fare i conti a causa di una sentenza di primo grado che ha condannato l’ente a un maxi risarcimento a favore dell’attuale dirigente al settore Ingegneria territoriale e mobilità urbana Costantino Di Donato. La notifica di pignoramento, arrivata all’ufficio Tesoreria il 26 maggio scorso, ha immediatamente smosso l’amministrazione che, dopo aver già presentato il ricorso contro la sentenza in secondo grado, ha affidato all’avvocato Valerio Speziale (che finora ha gestito la vicenda per conto dell’ente) anche l’incarico di opporsi a tale pignoramento «nelle more della decisione da parte della Corte d’Appello sulla sospensione dell’esecutività della sentenza di primo grado». La sentenza a cui si fa riferimento è stata, infatti, emessa dal tribunale di Pescara che, nello scorso mese di dicembre: il tribunale ha accolto la richiesta di risarcimento presentata dall’ingegnere Di Donato, tramite il suo legale Nicola Spinaci, per essere stato “silurato” dall’allora sindaco Pasquale Cordoma (vicenda che lo vide indagato per il reato di abuso di ufficio e poi assolto). I fatti si riferiscono al 2007 quando Di Donato, dopo essere stato assegnato alla dirigenza del settore Lavori pubblici dal commissario prefettizio Fulvio Rocco nel novembre del 2006, venne trasferito dal nuovo sindaco al settore Protezione civile. Un declassamento che vide non solo diminuire i dipendenti sottoposti gerarchicamente all’ingegnere da 30 (settore Lavori pubblici) o 22 (settore Urbanistica), a 4 (oggi scesi a 2 unità), ma che causò anche l’isolamento lavorativo del dirigente, «relegato in un ambiente di fortuna» poiché ricavato all’interno di uno spogliatoio, privandolo della «possibilità di partecipare ad attività formative utili ad arricchire il patrimonio delle conoscenze e dell’esperienze del lavoratore», come si legge nella sentenza. Per tutte queste ragioni l’ingegnere aveva, così, deciso di fare causa al Comune di Montesilvano avanzando una richiesta di risarcimento danni che è stata, dunque, accolta dal giudice Teodora Ferrante secondo la quale Di Donato dovrà essere anche reintegrato in una posizione più attinente alla propria qualifica. Attraverso la sentenza, pronunciata il 5 dicembre, è stato dichiarato infatti «il diritto del ricorrente all’assegnazione, in luogo di quelle di pertinenza del settore di titolarità (Protezione civile), in mansioni compatibili con la categoria dirigenziale posseduta». Il tribunale ha condannato, inoltre, il Comune di Montesilvano a un risarcimento di circa 170 mila euro calcolato sulla base dalle seguenti voci: differenza retributiva tra lo stipendio percepito prima e dopo la dequalificazione pari a 5.891 euro (nel periodo ottobre 2007-marzo 2008); mancata indennità di risultato degli anni dal 2006 al 2012, pari a 47.377 euro; spese legali pari a 10 mila euro; danni non patrimoniali, relativi «alla grave condizione di disagio patita dal lavoratore in conseguenza del demansionamento», pari a 20 mila euro; danno da demansionamento, fino ad oggi, pari a 86 mila euro (1000 euro al mese dalla data del provvedimento di assegnazione a quello di esecuzione della sentenza). In merito a quest’ultima voce, inoltre, il Comune è stato condannato anche al pagamento di mille euro al mese fino all’avvenuto reintegro. Per questa ragione l’amministrazione Maragno, pur impugnando la sentenza davanti alla Corte d’Appello perché «non ne condivide i presupposti», ha provveduto immediatamente anche ad attribuire nuove mansioni all’ingegnere, che attualmente gestisce il settore Ingegneria territoriale e mobilità urbana.

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