Disabili dimenticati e senza assistenza
In Abruzzo durante l’emergenza Covid tagliato il 57% di servizi e prestazioni sanitarie
L'AQUILA . In Abruzzo, durante l'emergenza coronavirus, è stato tagliato il 57% delle prestazioni sanitarie e dei servizi assistenziali ai disabili. La più penalizzata è la provincia di Teramo, che tocca quota 73,89%. Le 352 ore di assistenza erogate prima del Covid sono scese a 95. A Chieti sono passate da 158 a 57, a Pescara da 199 a 142, all'Aquila le ore si assistenza sono state ridotto da 101 a 48. È la fotografia scattata dall'associazione Autismo Abruzzo Onlus, che ha condotto un sondaggio tra 87 famiglie che usufruivano delle prestazioni sanitarie. Solo 9 le sedute di telemedicina effettuate nella Asl di Chieti, 8 a Pescara e 7 a Teramo. «Il ritardo nel ripristino dei servizi riabilitativi e assistenziali», dichiara Dario Verzulli, presidente Autismo Abruzzo Onlus, «sta ulteriormente danneggiando la qualità della vita delle famiglie con disabilità. Ritardi che compromettono il duro lavoro svolto negli anni, a discapito dell’impegno delle strutture e delle famiglie. Il periodo di emergenza ha costretto tutti a perdere diritti fondamentali, oltre che subire una limitazione marcata della propria libertà. Nella fase 3 deve assolutamente ripristinato ciò che veniva erogato prima dell’emergenza».
Verzulli parla di «disabili dimenticati, terapie interrotte e servizi assistenziali inaccessibili. Ogni giorno», dice, «raccogliamo segnalazioni di disagio sulla mancata ripresa dei servizi riabilitativi o per la parziale riattivazione degli stessi. Nel pieno della fase 3 e con i confini nazionali aperti, i servizi essenziali di tipo sanitario continuano ad essere erogati con frequenza e intensità da piena emergenza». Qualche esempio: chi aveva un percorso riabilitativo specifico per l’autismo da 9 ore, oggi può contare al massimo su 3 ore settimanali. Chi aveva 30 ore autorizzate, è passato a 6-9 ore.
Questi i dati forniti dall'associazione che incalza: «A tutti viene offerta la panacea: la telemedicina. Un intervento sostitutivo dei setting ordinari che richiede l’utilizzo di un computer o smartphone e una linea dati adeguata, strumenti non sempre disponibili per le famiglie», prosegue Verzulli, «l'intervento di telemedicina scarica sui genitore o tutori l’onere della attività di assistenza, con un'efficacia davvero limitata. Un intervento dal costo di 60 euro l’ora non può più sostituire prestazioni ordinarie come attività ambulatoriali, attività domiciliari e centro diurni».
«L’ordinanza numero 71, emanata dal presidente della Regione, Marco Marsilio, l'8 giugno scorso, chiarisce modalità e termini del ripristino di servizi sociali e assistenziali che nulla hanno a che vedere con i servizi di tipo sanitario già normati con ordinanze precedenti. Tali attività», conclude Verzulli, «afferiscono ai Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea), e sono diritti ineludibili per gli utenti. La normativa nazionale e regionale indicava al 18 maggio il termine per il ripristino delle prestazioni sanitarie esistenti pre-Covid. Cosa che non è avvenuta, a discapito delle famiglie con disabili». (m.p.)

