Disastro di Rigopiano, domani si decide sulle intercettazioni

1 Ottobre 2020

Il giudice dovrà valutare se far entrare nel processo le telefonate registrate di un altro procedimento in cui si parla di Rigopiano, ed esprimersi sulle richieste dei sequestri preventivi dei beni degli imputati

PESCARA. Si torna in aula domani per un’altra udienza preliminare sul disastro di Rigopiano. E si fa per la prima volta affrontando un unico procedimento, dopo che il giudice Gianluca Sarandrea, nella precedente udienza, aveva disposto la riunione dei due procedimenti che fino ad allora viaggiavano in parallelo: quello sul disastro e la morte delle 29 persone per il crollo dell’hotel Rigopiano, e quello sul depistaggio che riguardava solo la Prefettura.
Da oggi in poi i 30 imputati viaggeranno quindi insieme. E il prossimo scoglio, quello che con molta probabilità sarà al centro dell'udienza di domani, sarà quello sulle intercettazioni telefoniche da far entrare nel fascicolo processuale. Per quelle che riguardavano il depistaggio non ci dovrebbero essere problemi, mentre quelle che interessano il disastro saranno oggetto di un’ampia e articolata discussione. Il perché riguarda il fatto che queste telefonate arrivano da un altro procedimento proveniente dall’Aquila. Un’indagine per corruzione dove alcuni soggetti erano sotto controllo e durante l’ascolto delle loro telefonate sarebbero emerse questioni attinenti a Rigopiano. Quelle telefonate vennero impacchettate e spedite a Pescara, e sembra che l’allora procuratore Tedeschini le abbia inserite in un fascicolo contro ignoti che non faceva parte di quello su Rigopiano. Soltanto successivamente confluirono nel procedimento madre. E domani che Sarandrea dovrà decidere sull’ammissione di quelle telefonate, che dovranno essere trascritte da un perito, allora potrebbe prendere corpo la discussione.
Ci sono sicuramente due fronti opposti: e cioè la procura che insisterà, sulla base di recenti sentenze, sulla loro trascrizione, e una parte dei difensori che si opporrà, in quanto quelle intercettazioni non passarono mai al vaglio di un gip di Pescara con tutte le dovute garanzie e motivazioni, ma vennero inserite nel fascicolo solo perché di interesse, e trasmesse dall’Aquila, cosa che non sarebbe consentita dalla norma penale. Non solo, ma anche all’interno dello stesso collegio difensivo potrebbe esserci dei distinguo: chi, cioè, è favorevole a questo ingresso nel fascicolo per specifici motivi difensivi. Per Sarandrea una grana di non poco conto, perché decidendo subito potrebbe finire per entrare nel merito e quindi rendersi magari incompatibile per proseguire il processo. Non solo, ma se si dovesse decidere di andare avanti con la trascrizione, questo comporterebbe quasi sicuramente una dilatazione dei tempi, in quanto bisognerà capire quanto tempo verrà concesso al consulente. E, dunque, potrebbe saltare questa scadenza quindicinale delle udienze. E sempre domani il gup dovrebbe decidere anche sulle richieste di sequestri preventivi che vennero presentate dalle parti civili, interessate a “congelare” tutti i beni possibili degli imputati per un eventuale risarcimento dei danni. E a proposito di risarcimenti, sembra che quei 10 milioni di euro stanziati dal Governo all’epoca dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, per le famiglie delle vittime e non solo, siano già andati in circolo. Qualcuno avrebbe già iniziato a incassare come sostiene peraltro Alessio Feniello, il padre di una delle vittime, che in un post ha ringraziato Salvini.
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