«Discarica Bussi legittima senza norme sull’ambiente»

25 Ottobre 2014

Processo in Corte d’Assise, la difesa Montedison: 50 anni fa non c’erano leggi L’ex ministro Severino: bisogna imporre le bonifiche, non cercare capri espiatori

CHIETI. Se non c’è legge, non può esserci reato. Il principio base secondo cui gli imputati del processo sui veleni di Bussi non sono responsabili è che non esistevano norme di tutela ambientale nel periodo, fra il 1963 e il 1971, in cui la discarica Tremonti è stata realizzata, per cui quest’ultima dovrebbe essere considerata legittima.

Nel primo giorno dedicato alle difese nel dibattimento in corso in Corte d’Assise a Chieti con il rito abbreviato e dunque a porte chiuse, con 19 ex tecnici e dirigenti Montedison alla sbarra, l’avvocato Riccardo Villata parte subito all’attacco nel tentativo di picconare dal basso le accuse di avvelenamento delle acque e disastro ambientale, per le quali la procura ha chiesto 18 condanne (e un’assoluzione) per un totale di 180 anni di reclusione.

Villata, che in questo processo difende Camillo Di Paolo, che è stato responsabile della protezione e sicurezza ambientale dello stabilimento di Bussi, ha evidenziato che, in virtù della successione di norme giuridiche in materia ambientale, la creazione della discarica è avvenuta in un arco temporale in cui questo non costituiva un illecito e che dunque essa non era abusiva.

Secondo questa logica, dunque, l’area oggetto del processo non era inquinante da un punto di vista giuridico e quindi non penalmente perseguibile. Sempre secondo la difesa, non si possono imputare le condotte a chi è arrivato a Bussi vent’anni dopo e non era a conoscenza dell'esistenza della discarica. Così, non aveva alcun obbligo di attivarsi. Un limite, quello dei venti anni, riconducibile all'entrata in vigore del decreto Ronchi che invece ha sancito l'obbligo della bonifica.

In apertura di udienza, i riflettori si sono accesi su Paola Severino, ex ministro della Giustizia, difensore di Mauro Molinari, un consulente della Montedison che aveva redatto un piano ambientale.

«Non è cercando capri espiatori che si tutela il bene dell'ambiente. Dobbiamo trovare una soluzione normativa che imponga la bonifica, che consenta di risanare tutte le aree dell'Italia dove le conseguenze dell'inquinamento si sentono», ha detto l’ex Guardasigilli, «Non è cercando capri espiatori che si tutela il bene dell'ambiente, bene al quale noi tutti teniamo e che tutti dobbiamo tutelare, ma che si tutela chiedendo che tutte quelle imprese e lo stesso Stato intervengano, visto che per decenni ci sono state zone che hanno subìto le conseguenze di un'attività industriale. Non è attraverso il processo penale ai singoli che si può trovare la soluzione. Dobbiamo cominciare a dirlo, dobbiamo cominciare a chiederlo e qui tutti lo dobbiamo fare: le associazioni di categoria, i difensori degli imputati, non c'è differenza. Siamo tutti cittadini, siamo tutti interessati a che l'ambiente, l'atmosfera in Italia ritornino a essere quelli che erano nei primi decenni dello scorso secolo».

Entrambi i legali, Severino e Villata, hanno chiesto l’assoluzione per i rispettivi clienti. La prossima udienza verrà celebrata il 31 ottobre, poi avanti con le difese ogni venerdì fino al 12 dicembre. Infine, repliche, controrepliche e sentenza della Corte presieduta da Camillo Romandini prima di Natale.

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