Discarica di Bussi, in aula sfilano i testimoni

Entra nel vivo davanti al tribunale dell’Aquila la causa civile da un miliardo e mezzo contro la Edison
BUSSI. Entra nel vivo, al tribunale dell’Aquila, la causa civile che la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero della Transizione ecologica e la Regione Abruzzo hanno intentato, attraverso l’Avvocatura dello Stato, contro la società Edison chiedendo un maxi risarcimento danni da un miliardo e mezzo di euro per le gravissime conseguenze che la discarica più grande d’Europa, quella scoperta nel 2017 a Bussi, ha provocato e continua a provocare in quel territorio. Il processo penale, anche senza conseguenze per gli imputati, stabilì comunque come avvenuto sia il disastro ambientale sia l’avvelenamento delle acque. Una lunga impasse aveva bloccato lo svolgimento dell’attuale processo civile, ma grazie anche all’intervento della politica e a una lettera aperta che 14 cittadini del posto avevano inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivata la svolta. Il presidente del tribunale dell’Aquila, il 10 novembre scorso, ha sciolto ogni riserva facendo ripartire l’iter processuale e fissando anche un calendario che il 25 gennaio prossimo vedrà l’escussione dei testi citati dall’Avvocatura dello Stato. Quest’ultima aveva chiesto la citazione di diversi testi che però il tribunale ha drasticamente ridotto a tre: due appuntati dei carabinieri forestali e un ex imputato coinvolto nel processo penale e che poi fu prosciolto. I due militari, Michele Brunozzi e Nino Marulli, sono investigatori di grossa esperienza, in particolare Brunozzi che ha vissuto la vicenda molto da vicino lavorando al fianco dello scomparso generale Guido Conti, che nel 2017 fece la clamorosa scoperta della maxi discarica di rifiuti tossici e nocivi. In ogni caso, i due sono stati caricati di una grossa responsabilità con le deposizioni che andranno a rendere, essendo di fatto gli unici testi dello Stato. Dovranno rispondere soltanto a 11 delle 33 domande elencate dall’Avvocatura, estremamente significative e importanti nell’economia del processo: riguardano le indagini svolte e alcuni aspetti rilevanti. Come ad esempio la scoperta di un documento interno, datato novembre 1988, dove si faceva presente, con riferimento alle discariche 2A e 2B, che «il terreno su cui grava l’insediamento da circa 90 anni è diffusamente inquinato». E poi ancora un altro documento in cui alcuni dirigenti dello stabilimento venivano informati, con un appunto manoscritto, «della situazione in cui versavano gli scarichi dell’impianto clorometani, diretti al fiume Pescara». Insomma, aspetti delicati e importanti ai fini della decisione dei giudici aquilani. Verrà ascoltato anche l’ingegnere Mauro Molinari sul fatto che, in una relazione del 1986 intitolata “progetto di discarica per rifiuti inerti tipo 2 A”, scrisse che la discarica «è realizzata in un’area utilizzata da decenni come discarica».

