Discarica nella zona archeologica Ora rischiano il processo in due

11 Dicembre 2020

Inchiesta della Procura: si tratta degli amministratori di società agricole che fanno capo all’Amadori Sono accusati di aver abbandonato materiali ferrosi riconducibili a gabbie avicole e lampade al neon

LORETO APRUTINO. La procura di Pescara chiude l’inchiesta a carico dell’ex amministratore unico della società Agricola Teramana srl, Pasquale Donini, e di chi gli subentrò, Guido Sassi, quale amministratore unico della Agricola Mantovana srl (società le cui quote nominali appartengono interamente alla società Agricola Amadori spa) che nel 2018 acquisì la titolarità dei terreni: entrambi sono accusati di aver realizzato, nel territorio di Loreto Aprutino, una discarica abusiva e di aver abbandonato e lasciato in quello stato rifiuti costituiti da materiale ferroso, riconducibile a gabbie utilizzate per allevamenti avicoli, e altri rifiuti considerati speciali, come una gran quantità di lampade al neon lesionate. In più, Sassi è accusato di aver realizzato, in un’area protetta e soggetta a vincolo paesaggistico, una strada di circa 200 metri e larga sei, dopo aver effettuato opere di sbancamento senza nessuna autorizzazione.
La vicenda prese le mosse da una comunicazione della Soprintendenza archeologica Belle Arti e paesaggio dell’Abruzzo che aveva ricevuto una richiesta dall’Agricola Mantovana, per interventi di ristrutturazione e ampliamento di fabbricati destinati a porcilaia in contrada Colle Cavaliere a Loreto Aprutino. Su quei terreni esistevano dei capannoni, dove venivano allevati migliaia di polli, crollati nel 2015 a seguito di una intensa nevicata. Il problema nacque dopo un sopralluogo della Soprintendenza che scoprì la presenza di resti archeologici tutelati. Intervennero quindi i carabinieri forestali del Nipaaf che avviarono le loro indagini, scoprendo che in Comune non esisteva alcuna documentazione relativa a quei lavori di sbancamento, registrando solo una documentazione relativa a eventuali autorizzazioni per il movimento terra in una zona sottoposta a vincolo idrogeologico. Dalle successive indagini e da alcune testimonianze dei proprietari dei terreni limitrofi, vennero fuori quei lavori per la strada che non risultavano negli archivi comunali. E un altro testimone riferì che dopo il crollo dei tre capannoni per le nevicate del 2015 aveva notato, vicino alla recinzione, uno scavo di circa 15 metri in cui sarebbero stati gettati tantissimi polli morti. Circostanza emersa anche da una nota della Asl che, all’epoca comunicò la morte di circa 15 mila animali, riferendo però di non aver emesso autorizzazioni all’infossamento e di non aver ricevuto comunicazioni a riguardo. La vicenda giudiziaria è giunta a conclusione e ora gli indagati avranno la possibilità di chiedere ulteriori indagini o presentare memorie prima che il pm Salvatore Campochiaro, titolare dell’inchiesta, proceda all’eventuale richiesta di processo per i due imprenditori toscani.