Discarica sul fiume «Bomba ecologica da rimuovere subito»

11 Settembre 2018

La ghiaia che copriva la membrana a protezione dei rifiuti è scomparsa e le recinzioni rotte: l’allarme di Nuovo Saline

MONTESILVANO. Rimuovere o quanto meno mettere subito in sicurezza la discarica di rifiuti pericolosi che incombe sulla foce del Saline. E’ l’appello rivolto alle autorità competenti da Gianluca Milillo, coordinatore dello staff tecnico-ambientale della Onlus Nuovo Saline, in merito all’area a pochi passi dai Grandi Alberghi dove in passato erano stati tombati rifiuti di vario genere, tra cui eternit. L’associazione si riferisce alla bomba ecologica situata a pochi passi dal Palacongressi dove, nel settembre 2012, venne scoperta una discarica abusiva di rifiuti tombati, infiammabili e pericolosi. Gli scavi e le relative analisi avevano evidenziato un'area di circa 1200 metri quadrati al di sotto della quale, a una profondità di meno di 3 metri, era stata individuata «ghiaia in matrice limoso-argillosa grigia», come evidenziava la relazione, «contenente rifiuti (plastica e resti di animali) con intenso odore di idrocarburi». Dal momento che durante le operazioni si erano sprigionati dei fumi di colore blu, il sito era stato ribattezzato proprio “discarica blu”. Dopo aver dato comunicazione alla Forestale, che ha la competenza sul sito trattandosi di area demaniale, il Comune aveva provveduto alla messa in sicurezza dell’area provvedendo alla sua copertura con una membrana, alla realizzazione di una canaletta di regimentazione delle acque piovane, all’installazione di una recinzione e all'apposizione di cartelli. Ma oggi quella discarica è stata di fatto dimenticata da tutti e, con il passare del tempo la ghiaia che copriva il telo è quasi completamente scomparsa, mettendo in evidenzia la membrana sottostante, così come è stata completamente divelta la recinzione. Inoltre il fiume ha eroso gli argini e, una parte di membrana, spunta proprio a ridosso del corso d’acqua. «La messa in sicurezza consisteva nell’incapsulare i rifiuti in una serie di fogli plastici», ricorda Milillo «poi ricoperti da ghiaia. L’erosione da parte del fiume è proseguita e ormai lambisce il tessuto di protezione. Il rischio che i rifiuti pericolosi possano finire in acqua è altissimo e qualora dovesse succedere i materiali, tra cui l’eternit, potrebbero entrare nella catena alimentare attraverso i molluschi filtratori e quindi nei pesci, fino all’uomo. O i frammenti potrebbero essere trascinati in mare e poi finire sulle spiagge, disseccarsi e diventare di nuovo volatili, rappresentando un forte rischio polmonare». A detta della onlus è necessario un intervento immediato per ripristinare lo stato dei luoghi e rimettere in sicurezza questa “bomba ecologica” che rischia di esplodere da un momento all'altro.