Dispersi sotto la valanga L’Abruzzo spera ancora

27 Gennaio 2021

I soccorritori: «Cerchiamo quattro persone vive». Individuati i segnali di altri due cellulari  A 1.800 metri di altezza al lavoro con le sonde anche gli esperti impegnati a Rigopiano 

MASSA D’ALBE. C’è sole, ma soffia impetuoso il vento a quota 1.800 metri sul Velino. E in questa landa bianca che sembra il Tibet si concentrano le ricerche di decine di uomini dall’instancabile coraggio. Al loro terzo giorno di lavoro nella speranza di trovare i quattro dispersi travolti dalla valanga. A valle, nel campo sportivo di Forme di Massa d’Albe, l’area scelta per concentrare i soccorritori, c’è l’attesa carica di disperata speranza. E a qualche chilometro di distanza tutta una città, Avezzano, guarda il “suo” Velino con un insopportabile carico di angoscia. «Cerchiamo persone vive», ripetono i soccorritori. Anche a quanti fanno notare che sono passate già tre notti di gelo. Ma loro sperano, come tutto l’Abruzzo.
SI VA AVANTI. Oggi si va avanti, puntando a restringere il campo delle ricerche in un’area da dove arrivano i segnali di altri due telefonini. Che si sommano a quello già individuato grazie alla speciale tecnologia in dotazione all’elicottero della Guardia di finanza (appartiene a uno dei ragazzi). Non è facile, anche perché la neve in alcuni punti (presumibilmente dove è precipitata la valanga) sfiora un’altezza di sette metri. Tonino Durante, commerciante di 56 anni, Gian Mauro Frabotta, ingegnere di 33 anni, Gianmarco Degni, 26enne, e la fidanzata Valeria Mella, 25 anni, tutti di Avezzano, sono ufficialmente dispersi da domenica pomeriggio. La mattina erano andati a fare una ciaspolata a Valle Majelama, partendo dal rifugio Casale da Monte, alle pendici del massiccio. Le loro auto sono ancora lì.
LE RICERCHE. Si sono concentrate a quota 1.800 metri nell’area di Colle del Bicchero, la stessa in cui domenica sera i tecnici del Soccorso alpino e della Guardia di finanza hanno trovato e seguito le impronte dei quattro, fino a imbattersi in una insormontabile barriera di neve, probabilmente appartenente alla valanga di enormi dimensioni che si è staccata da uno versanti della vallata e che, a detta degli esperti, può aver travolto i quattro. In tutto, nella zona delle ricerche sono state individuate tre slavine.
VIA VAI DI ELICOTTERI E CANI. Il cielo limpido di ieri ha permesso agli esperti di raggiungere la zona con i mezzi aerei. A dare man forte agli uomini del Soccorso alpino abruzzese e a quelli delle squadre speciali delle Fiamme gialle sono arrivate le unità cinofile della Valle d’Aosta, del Friuli Venezia Giulia e del Piemonte. Si tratta di personale esperto in grado di operare in ambiente montano con l’ausilio di cani da valanga altamente addestrati per la ricerca e il soccorso delle persone disperse tra la neve. Alcuni di loro sono stati anche a Rigopiano. Per quanto riguarda gli elicotteri, la macchina dei soccorsi ha potuto contare su tre mezzi aerei, droni e una settantina di uomini. Approfittando della buona visibilità, fin dalle prime ore si sono alzati in volo tre elicotteri: quello del 118 partito dall’aeroporto aquilano di Preturo, un 139 della Finanza arrivato da Pratica di Mare e un 412 dei vigili del fuoco di Pescara. Quest’ultimo ha trasportato in quota anche un ponte radio dei vigili del fuoco per assicurare la comunicazione tra i soccorritori, mentre per la supervisione delle operazioni di ricerca sono stati impiegati dei droni. I mezzi aerei hanno fatto la spola tra la montagna e le due superfici di decollo e atterraggio improvvisate all’interno del campo sportivo di Forme e in una radura poco distante per trasportare in quota soccorritori, cani e attrezzature.
L’ESPERTO SOCCORRITORE. Sono le 18 quando da Valle Majelama scende anche Fabio Manzocchi, a capo della stazione avezzanese del Cnsas. L’ultimo a lasciare la zona delle ricerche. «Il punto Gps rilevato in prima battuta dal mezzo aereo della Finanza è stato passato al setaccio centimetro per centimetro dalle 9 alle 18, con l’impiego di quindici soccorritori armati di sonde e 6 operatori con i cani da valanga», spiega Manzocchi, «la zona ispezionata in cui abbiamo lavorato è lunga almeno 400 metri e larga 100. È stato fatto un lavoro ripetitivo, costante e quasi estenuante. Domani mattina (oggi ndr) si ricomincia con le operazioni di bonifica del costone grazie all’elicottero arrivato da Aosta, per poi ripartire con le sonde e i cinofili, esattamente da dove abbiamo lasciato. Saranno ispezionati gli altri punti già intercettati».
PERICOLI DA ELIMINARE. Su autorizzazione della prefettura dell’Aquila, stamattina vengono piazzate micro cariche di esplosivo nei pressi dei crinali dove ci sono gli accumuli di neve più critici, quelli che rischiano di mettere a repentaglio l’incolumità dei soccorritori. Una bonifica necessaria prima di riprendere il lavoro. Martedì le ricerche si erano fermate per via delle condizioni meteo avverse. E ieri, con l’arrivo del buio, è arrivato lo stop. La ripresa oggi dalle 7.30.
LA MOBILITAZIONE. In tutto sono cinquanta i soccorritori a disposizione tra Soccorso alpino e speleologico, Guardia di finanza, vigili del fuoco, 118, Esercito e carabinieri. Ai quali si sono aggiunte 20 unità cinofile del nord Italia. Arrivati con fuoristrada e un cingolato blindato noto come Bruco, gli Alpini del 9° Reggimento dell’Aquila hanno montato due tende pneumatiche riscaldate in cui si tengono le riunioni pre e post ricerche e una postazione radio di raccordo tra il campo base e le operazioni in quota. Nessuno vuole mollare.
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