Doccia negata alla disabile che non può usare la vasca: Lucia costretta a lavarsi sulla carrozzina

Una vasca da bagno con i buchi e una donna pescarese, di 37 anni, disabile, costretta ad essere lavata “a pezzi” dai familiari stando seduta sulla carrozzina, sulle mattonelle del bagno, senza poter scavalcare la vasca
PESCARA. Una vasca da bagno con i buchi e una giovane donna di 37 anni, Lucia, disabile, costretta ad essere lavata “a pezzi” dai familiari stando seduta sulla carrozzina, sulle mattonelle del bagno, senza poter scavalcare la vasca. Accade in un alloggio di edilizia residenziale pubblica, di proprietà del Comune di Pescara, e situato in via Flumendosa, sul territorio di Montesilvano. La madre della disabile, Concetta Del Gaudio, ha chiesto al Comune un piatto doccia al posto della vasca-colabrodo. «Lo sto chiedendo da dieci anni al Comune» che solo ieri, dopo il caso denunciato dalla mamma al presidente di Carrozzine Determinate, Claudio Ferrante, ha annunciato un sopralluogo per lunedì. «Così mi hanno risposto», commenta Concetta, «spero solo che riusciranno a capire in che situazione ci troviamo: la vasca è piena di buchi e l’acqua cola al piano di sotto, con gli inquilini che si lamentano. Ho cercato di tamponare col silicone, alla meno peggio, ma il problema non si risolve con questi espedienti».
E a questo si aggiunga chela madre settantenne non si può muovere sulla schiena dopo un intervento chirurgico e non ce la fa più a sollevare la figlia per permetterle l’igiene quotidiana. Deve farsi aiutare da operatori socio-sanitari e dalla sorella gemella di Lucia.
«Una vasca», sostiene Ferrante, «da sempre inutilizzata in quanto impossibile lavare la persona con disabilità al suo interno, costituendo una barriera architettonica insuperabile e mai rimossa. Una posizione che costringe una persona con disabilità a lavarsi a pezzi restando seduta sulla carrozzina, perché le sue condizioni non le permettono di accedere alla vasca».
La sostituzione della vasca al posto di una «doccia a filo pavimento, consentirebbe alla signora Del Gaudio di lavare la figlia in condizioni di sicurezza, igiene e dignità. Si tratta di richiesta ragionevole che qualsiasi amministrazione comunale avrebbe dovuto accogliere. La risposta del Comune invece è stata surreale e disumana: nonostante l’evidente necessità di un adeguamento per l’accessibilità, l’amministrazione pretende di reinstallare la vecchia vasca solo perché presente nel progetto originario. Una posizione», prosegue Ferrante, «che non solo è priva di logica, ma è contraria alla normativa, al buon senso e al rispetto umano. Tale posizione del Comune di Pescara calpesta la dignità e i diritti fondamentali di Lucia, donna adulta con disabilità gravissima, e di sua madre caregiver anziana e vessata da decenni di lotte contro la burocrazia». E arriva lo sfogo della donna: «Sono stanca di combattere per vedere calpestati i diritti di mia figlia. Ho scritto al sindaco Carlo Masci, all’assessore all’Edilizia Pubblica Adelchi Sulpizio e all’assessore alla Disabilità, Gianna Camplone. Non ho ricevuto nemmeno una risposta, ma quel che è più grave è che quando una mamma anziana chiede semplicemente, visto tra l’altro che la vasca si è rotta, di sostituirla con una doccia, sembra che stia chiedendo qualcosa di irrealizzabile. Vorrei far capire che il piatto non è un capriccio ma una necessità. Invito il sindaco e gli assessori a vedere come devo curare l’igiene di mia figlia, così che possano capire cosa significa non poter far entrare in una vasca mia figlia in carrozzina». Lunedì il sopralluogo del Comune.

