Docenti contrari: no alle classi spezzettate

Perplessità sulle linee guida del ministero: «La scuola non merita un trattamento vago e superficiale»
PESCARA. Servono soldi, personale, spazi, prevenzione sanitaria e investimenti strutturali sull'edilizia scolastica. Mentre il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina delega i presidi a trovare la soluzione magica per riaprire le scuole a settembre, gli insegnanti scrivono le tracce per far ripartire l'anno 2020-21 in sicurezza. Con cartelli, slogan e striscioni, oggi alle 18,30 durante un sit-in in piazza Sacro Cuore, alzeranno la voce i docenti dei Nastrini Liberi Uniti coordinati da Francesca Carusi, del collettivo dello sPaz e dell'Usb, Unione sindacati di base Abruzzo. Alla protesta, che si svolge contemporaneamente in 60 città italiane, parteciperanno 48 sigle, comitati e associazioni del mondo scolastico. I manifestanti dichiareranno il loro «malcontento» sul piano scuola ministeriale e avanzeranno le loro proposte per «ripartire in presenza e in sicurezza a settembre senza rinunciare ai principi di uguaglianza e di pari opportunità sanciti dalla Costituzione».
Carusi, coordinatore dei Nastrini e docente di Storia dell'Arte all'Acerbo, commenta che «la scuola italiana non merita un trattamento così superficiale e vago, oltre che completamente assente da un punto di vista dello stanziamento di risorse finanziarie». Soldi, tanti. Per «porre le basi future dell'istruzione in un Paese che vuole dirsi civile».
E se, a causa del distanziamento, le classi «saranno spezzettate», giocoforza bisognerà «aumentare le risorse umane e il personale docente e Ata in numero adeguato alle esigenze della scuola». Scuole sulle quali bisogna «fare investimenti strutturali» su una edilizia scolastica talvolta desueta e «tanta prevenzione sanitaria» soprattutto dopo l'emergenza che ha sconvolto il mondo. I dimostranti invitano al flash mob insegnanti, educatori, genitori e studenti. Perché tutti in coro si possa dire che «siamo contro le linee guida fumose contenute nella bozza di piano scuola» che oggi dovrebbe essere sostituita da un documento programmatico più dettagliato. Ma intanto i manifestanti dicono no secco alla frequenza scolastica a «turni differenziati» per tutti gli ordini di scuola; a una didattica ibrida (a distanza e in presenza) che metterebbe a dura prova studenti e famiglie, come già accaduto con le lezioni on line durante il lockdown; alle esternalizzazioni (tutto lavoro precario) per completare il tempo scuola, sdoganato definitivamente il ruolo dei privati nelle scuole». E no, prosegue Carusi, anche alle «classi spezzettate in gruppi, pomposamente chiamati "gruppi di apprendimento"; ai "moduli" di alunni, composti non si sa come dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso; all'aggregazione di discipline in aree o ambiti, in sostanza accorpamento di materie e al diverso frazionamento del tempo di insegnamento per risparmiare ore di lezione e risorse umane. Già paghiamo le conseguenze di 30 anni di tagli e scelleratezze». (c.co.)

