Docenti di ruolo beffati: dobbiamo rifare il concorso

Più di cento prof pescaresi dovranno tornare precari per riuscire a ottenere il posto fisso vicino a casa. «Così sono solo umiliazioni e perdita di dignità»
PESCARA. Oltre cento docenti pescaresi di ruolo dovranno tornare precari per poter ottenere il posto fisso vicino casa. E' «l'ultima beffa» della 107 denunciata dai Nastrini Liberi Uniti Abruzzo, coordinati da Francesca Carusi, protagonisti di numerose proteste in tutta Italia per contestare una legge «che tutto è, tranne che per la Buona Scuola».
Il «paradosso di tornare precari per sperare di tornare a casa» è sorto grazie alla decisione del Miur (ministero Istruzione università e ricerca) di bandire un concorso per «assumere docenti che già posseggono titolo di abilitazione all'insegnamento».
In sostanza, accade che gli insegnanti che hanno già una cattedra e magari alle spalle anni e decenni di esperienza lavorativa sul campo, gli esiliati che si spostano da Sud a Nord in lotta perenne per riavvicinarsi il più possibile alle famiglie o quelli che sono diventati di ruolo appena tre anni fa grazie all'introduzione della Buona Scuola, adesso, con questo concorso hanno «subito l'umiliazione», spiega Carusi, «di sostenere un colloquio con le lacrime agli occhi e un senso di impotenza e di perdita di dignità nel cuore, sottoporsi a test e imparare le lingue, per avere l'assunzione a tempo indeterminato e la possibilità di tornare a insegnare vicino a casa. Prima di arrivare all'obiettivo, però, dovranno superare il concorso, essere inseriti in una graduatoria regionale e aspettare di essere chiamati dopo aver comunicato una rosa di 15 luoghi di preferenza e 5 ambiti provinciali dove vorrebbero essere trasferiti in via definitiva. Una volta arrivata la chiamata del ministero, dovranno licenziarsi dal posto di lavoro attuale, tornare precario a tempo determinato, per un anno o forse anche di più, quindi sostenere un altro colloquio per ottenere l'ambito posto fisso».
A livello regionale e nazionale, sono migliaia i docenti che attendono di conoscere il proprio destino, anche tra quelli esiliati e di sostegno. Esattamente, gli esodati italiani sono 25mila, 600 abruzzesi. La portavoce dei Nastrini sciorina una serie di numeri impressionati: «A livello nazionale, sono pervenute 50mila domande e ben 10mila tra queste sono prodotte da docenti già di ruolo. Sono principalmente del Sud, donne, età media 43 anni, con famiglie a carico. In Abruzzo sono 1356 le domande presentate, la metà da docenti di ruolo di scuola media e superiore, manca la primaria».
E analizza: «Che cosa mai potrebbe spingere un docente già di ruolo ultraquarantenne a sottoporsi all'ennesimo colloquio per testare le sue capacità didattiche, per tornare precario per un anno? Davvero solo uno il limbo di transizione verso il ruolo, dopo il quale sostenere un altro colloquio prima di essere nuovamente assunto di ruolo come in un perfetto quanto diabolico déjà vu?».
Con questo concorso, i cui termini per la presentazione delle domande sono scaduti qualche giorno fa, «esplodono tutte le contraddizioni», prosegue Carusi, «delle reiterate scelte politiche che non hanno mai fatto i conti con la realtà delle persone. Se da un lato si negano le giuste percentuali di posti da riservare alla mobilità che consentirebbero il rientro della maggior parte dei docenti di ruolo esiliati, dall'altro lato si apre loro la possibilità di partecipare a un nuovo concorso per tornare precari. Quasi a dire: scusate, abbiamo sbagliato tutto, si ricomincia. Il peggio è che a fronte di questi numeri e 1800 posti di sostegno liberi in Abruzzo, il ministero avrebbe in animo di assumere solo 40 insegnanti. Solo pochi posti comuni da distribuire su tutta la regione. Si annunciano solo briciole, mentre i soldi stanziati per due anni nelle ultime leggi di Bilancio (400 milioni nel 2018 con un incremento di altri 50 per l'organico dell’anno in corso) non vengono mai davvero utilizzati per stabilizzare le cattedre». Chi ha deciso di non fare il concorso ministeriale, potrà sempre optare per il canale della domanda di trasferimento. E anche lì bisogna avere fortuna.
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