Docenti e genitori: «Le scuole nel caos»

PESCARA. «Si torna in classe il 24 settembre, ma le nostre scuole non sono pronte all'ingresso di studenti, docenti e personale Ata, perché non sono in sicurezza né da un punto vista sanitario, né...
PESCARA. «Si torna in classe il 24 settembre, ma le nostre scuole non sono pronte all'ingresso di studenti, docenti e personale Ata, perché non sono in sicurezza né da un punto vista sanitario, né strutturale e organizzativo. Chiediamo al governo che una sostanziosa fetta del Recovery fund, 20 miliardi di euro, venga destinata al ripristino della sicurezza di tutti gli istituti italiani. Intanto sabato 26 manifesteremo a Roma con i sindacati Flc Cgil Abruzzo-Molise, Cobas Pescara-Chieti, Cisl, Uil, Snals, Gilda, le associazioni e i comitati che appoggiano la nostra protesta». Insegnanti e famiglie, sul piede di guerra contro le disposizioni ministeriali a quattro giorni dalla riapertura delle scuole in Abruzzo, si sono ritrovati al parco di Villa De Riseis venerdì (nella foto) per fare il punto della situazione nel corso dell'incontro dal titolo «Una pandemia di consapevolezza sullo stato della scuola? L'emergenza Covid nell'ambito della scuola pubblica: complessità del problema e necessità di soluzioni mirate».
Il presidio è stato organizzato dal comitato «Priorità alla scuola», rappresentato da Paola D'Angelo e Francesca Carusi; il comitato vittime della scuola San Giuliano di Puglia, guidato da Antonio Morelli; il «Patto per l'Abruzzo resiliente», coordinato da Marzia Foglietta che raduna le mamme in lotta; «Il Sorriso di Filippo», comitato vittime di Amatrice e il comitato della «Casa dello studente dell'Aquila».
Seduto dietro un cartellone con lo slogan: «La scuola non è mai stata un luogo sicuro», Morelli ricorda che «sono 18 anni che ci battiamo per la sicurezza nelle scuole, abbiamo persino chiesto che diventasse legge dello Stato». Rincara la dose Paola D'Angelo: «Molte scuole superiori riapriranno a metà mantenendo la didattica a distanza e incrementando l'abbandono scolastico; non ci saranno operatori sanitari per cui chi si ammala resterà a casa perché pediatri e medici di base sono sprovvisti di tamponi e test rapidi, il trasporto pubblico è dimezzato e le strutture presentano troppe criticità». (c.co.)
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