Docenti in piazza Scoppia la protesta per le assegnazioni
PESCARA. «No al vincolo triennale e al blocco delle assegnazioni provvisorie al Sud». «Sì alla parità di diritti tra insegnanti». Questi gli slogan del nuovo sit-in con tanto di flash mob targato...
PESCARA. «No al vincolo triennale e al blocco delle assegnazioni provvisorie al Sud». «Sì alla parità di diritti tra insegnanti». Questi gli slogan del nuovo sit-in con tanto di flash mob targato Nastrini rossi docenti che oggi alle 11,30 scatterà in 4 capoluoghi del Centro-Sud: a Bari, a Napoli, a Palermo e a Pescara, in piazza Salotto.
«Di nuovo insieme per rivendicare il diritto a insegnare nelle cattedre del Sud, nonostante i docenti assunti con la riforma siano stati mandati da un algoritmo impazzito (e di cui non si conoscono le procedure e neppure le graduatorie) nelle scuole del Nord a centinaia di chilometri dalla propria famiglia, dai propri alunni e dalla propria vita», si legge nella nota di presentazione della protesta. «Mai più discriminazioni né giuridiche e neppure economiche tra docenti a partire dal prossimo contratto sulla mobilità. Non è più pensabile che docenti con pari diritti vengano trattati diversamente o che si ritenga di poter modificare la legge 107 del 2015 solo per tutelare alcune categorie di insegnanti». I docenti dei Nastrini rossi sono circa 25mila, per lo più donne di età media di 45 anni «e con mille incombenze familiari, che nel mezzo delle loro carriere lavorative sono stati costretti a sconvolgere le proprie vite», continua la nota. «I docenti assunti con la riforma sono i più danneggiati». Ed i Nastrini rossi chiedono alla ministra Valeria Fedeli ed ai sindacati che si incontreranno domani per discutere delle nuove procedure di mobilità «che il faro da perseguire sia prioritariamente quello di rimediare a un errore, ripristinando equità e giustizia attraverso la deroga al vincolo sia per il trasferimento che per la possibilità di produrre domanda di assegnazione provvisoria nel prossimo anno scolastico». I Nastrini rossi continuano a chiedere «che i diritti del Sud siano ascoltati e che sia finalmente scongiurata una nuova questione meridionale», chiude la nota, «attraverso un piano di rientro per tutti e la possibilità di nuovo reclutamento per i colleghi precari perché la verità, ormai gridata a gran voce da quando la “Buona scuola” è entrata in vigore, è che i docenti non sono troppi, ma troppo pochi!».
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