Dodici nuovi infermieri al lavoro nelle aree Covid

E da domani previsti altri arrivi. Ancora due vittime: a Pescara salgono a 18
PESCARA. Si infoltisce il fronte del personale sanitario schierato nella lotta contro il coronavirus nel Pescarese. Sono arrivati i primi rinforzi tra gli infermieri e gli operatori sanitari per supportare il faticosissimo lavoro di tutti gli uomini e le donne che, da oltre un mese, stanno combattendo il subdolo e insidioso virus pandemico.
Solo ieri mattina dodici nuovi infermieri sono stati collocati nelle aree Covid tra la rianimazione e il dipartimento medico di emergenza, e quindici operatori sanitari sono stati distribuiti tra i presidi ospedalieri di Pescara (10), Penne (3) e Popoli (2). Nuove tornate di ingressi sono già previste per domani e per il 16 aprile. La direzione sanitaria aziendale ha prima provveduto allo smistamento del personale infermieristico già in forze nei tre presidi destinandoli, a seconda delle competenze, alle aree di rianimazione e di medicina Covid. Ora sta lavorando al reclutamento, attingendo a concorsi già attivi, procedure di mobilità e nuovi avvisi.
UN MESE SOTTO PRESSIONE «L’obiettivo della prima fase», spiega l’infermiere Lorenzo Silli, incarico di funzione della direzione sanitaria aziendale per la pianificazione e il controllo dell’attività di assistenza diretta e di supporto, «è stato di garantire il rapporto diretto personale-paziente per favorire la migliore assistenza. Le procedure di reclutamento continuano, in collaborazione con gli uffici amministrativi, per riuscire a garantire finalmente il riposo al personale sanitario che da oltre un mese è sotto pressione, senza mai poter staccare, nella lotta contro un virus aggressivo e sconosciuto».
Nel contrasto al coronavirus è stata effettuata anche una complessiva riorganizzazione logistica dei reparti, creando due aree Covid sui tre presidi ospedalieri. A Pescara con l’attivazione di una rianimazione Covid nell’ala ovest del sesto piano e al primo, e poi attraverso la delimitazione di altre aree Covid a intensità media e bassa tra i piani 6 e 7. Lo stesso si è fatto a Penne, con un’area rianimazione Covid al primo piano dell’ala nord e un’area medicina Covid al secondo piano della palazzina sud.
ALTRE VITTIME Sono 2 le persone di Pescara che ieri si sono aggiunte al triste bollettino che porta a 18 il numero dei defunti della città a causa del coronavirus. Si tratta di una donna di 99 anni e un uomo di 93. Scende invece il numero dei contagiati complessivi in regione e nella Asl di Pescara. I test eseguiti sia nel laboratorio di riferimento regionale che dall’Istituto zoprofilattico di Teramo hanno dato esito positivo per 35 nuovi casi. Di questi, 9 fanno riferimento alla Asl di Pescara. In questo caso il numero si è ridotto rispetto ai 28 registrati il 31 marzo.
In totale sono 136 le persone ricoverate in terapia non intensiva tra gli ospedali di Pescara (115) e di Penne (21). In terapia intensiva lottano per la vita 32 contagiati, dei quali quattro sono all’ospedale di Penne e 28 si trovano nelle aree di rianimazione Covid di Pescara. Inoltre, 350 persone sono in isolamento domiciliare nella provincia.
PULIZIA AMBIENTI Tra i contagiati registrati nei giorni scorsi c’è anche una dipendente della Dussmann Service, l’azienda che si occupa della pulizia e della sanificazione degli ambienti ospedalieri. La società ha voluto esprimere, attraverso una nota, «supporto e riconoscenza a lei e ai suoi cari, che spesso vivono relazioni sacrificate dal timore di contagio. Ogni giorno c’è un esercito di persone che lavorano al fianco degli operatori sanitari e che svolgono un’attività essenziale, sebbene purtroppo invisibile, nella lotta al coronavirus».
A seguito dell’emergenza sanitaria, sono state messe in campo, ribadiscono dalla Dussmann, «ulteriori azioni a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, aggiornando e diffondendo, in collaborazione con la Asl, procedure e informative a tutti i livelli. I presidi ospedalieri», concludono dalla società, «hanno attivato procedure di triage e isolamento attraverso canali ben definiti e separati, che servono a garantire che persone affette da coronavirus non vadano a contaminare altri degenti e soggetti che frequentano le aree ospedaliere».
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