Don Cristiano: «Tocco il cuore della gente»

10 Dicembre 2017

Omelie spettacolari, tutto esaurito in chiesa Ecco chi è il sacerdote che incanta i fedeli

PESCARA. Quando don Cristiano sale sul pulpito, cala il silenzio e cresce l'attesa per quelle parole di conforto e speranza che colpiscono dritto al cuore di chi lo ascolta. Le spettacolari omelie, recitate in jeans e maglietta con vulcanico entusiasmo e con la forza mimica e vocale del suo passato da protagonista come animatore nei villaggi turistici italiani, sono «un viaggio emotivo dal quale si esce arricchiti dentro».
Così raccontano i fedeli che inseguono don Cristiano Marcucci di parrocchia in parrocchia. Dalla chiesa di San Silvestro (dove la comunità ha accettato malvolentieri l'addio nei mesi scorsi) alla Visitazione di Maria di via Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel quartiere Zanni, dove il sacerdote trascinatore di folle ha preso servizio dal 1° ottobre scorso a seguito del giro di valzer dei parroci ordinato dall'arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti. Le messe pomeridiane, e quelle serali dedicate allo studio delle beatitudini evangeliche, registrano il tutto esaurito di posti, al punto che la gente è costretta a portarsi le seggiole da casa perché non trova spazio a sedere in chiesa. Incontri che sembrano «sedute psicanalitiche», raccontano i fedeli, dentro le quali ognuno, nel silenzio del proprio animo, trova un pezzetto di sè e lo elabora con l'intento di «cercare la felicità».
Perché questo vuole il "cercatore di felicità", don Cristiano Marcucci, 46 anni, nato a Pescara il 7 novembre 1971 e vissuto con la famiglia prima in viale Kennedy (con un percorso scolastico che comincia alle elementari di via Cavour, prosegue alla medie Mazzini, quindi superiori al Manthoné e successivamente facoltà di Informatica all'università dell'Aquila) e poi trasferitosi, negli anni dell'adolescenza, a Villa Raspa di Spoltore dove ha vissuto i primi tormenti della fede nella parrocchia San Camillo de Lellis fondata da don Alberto Mambella, storico sacerdote «con una capacità di dono incredibile», così lo ricorda don Cristiano.
Quindi, il cammino di discernimento vocazionale dai frati minori di Assisi e sette anni di seminario a Chieti fino alla scelta conclusiva del 28 giugno 2001 quando, all'età di 30 anni, è stato ordinato prete nella cattedrale di San Cetteo a Pescara. Felicità, gioia, sorrisi, buonumore, che "don Cricco", come lo appellano i bambini, dispensa a piene mani durante le messe, i ritiri spirituali con le famiglie a Cerchiara nel teramano così come durante i pellegrinaggi in giro per il mondo, da Santiago de Compostela ad Auschwitz, Cracovia, Berlino.
La sua ars affabulatoria, condita da intercalare dialettale, qualche simpatica parolaccia e battute che suscitano ilarità e strappano applausi a scena aperta, trascina folle di migliaia di persone, che si accalcano in chiesa, si accovacciano sul pavimento, siedono sui gradini dell'altare, sulle panche tradizionalmente riservate ai sacerdoti e ai chierichetti, ovunque ci sia un posticino libero.
Quando dice messa, fuori, sul sagrato della Visitazione (www.visitazionepescara.it) e nelle vie circostanti del quartiere, non si trova un posto macchina neppure a pagarlo a peso d'oro. I fedeli arrivano anche dalle altre parrocchie. Le messe di don Cristiano, figlio di Tiziana, titolare della pasta all'uovo Lu Mulinare (il soprannome di nonno Mario mugnaio in quel di Collecorvino) e papà Luigi detto Gino, sarto in pensione («Un uomo straordinario papà anche perché», scherza don Cristiano dal pulpito, «a 80 anni mi paga le multe che prendo, almeno tre al mese») hanno una vocazione molto pop.
Alle serate dedicate alle beatitudini, concluse nel novembre scorso, sembrava di assistere a uno spettacolo teatrale con tanto di cori gospel (The original Newport gospel singers, 56 elementi, presidente Monica Marino, direttore Maria Grazia Palusci) fisarmonica, pianoforte, passi dei vangeli recitati da attori, musicisti e registi. Per un'ora e mezza don Cristiano, che conosce le sue pecorelle una ad una, tiene la platea col fiato sospeso. Quando inizia il sermone, dopo essere stato microfonato, le luci si abbassano. La sala rimane al buio. Un fascio di luce si accende dal fondo e avvolge la sua figura senza abito talare, solo jeans e maglietta a maniche corte. Fa caldo, si toglie la camicia a quadri e rimane in t-shirt bianca con la scritta Koilos, l'associazione di promozione sociale da lui fondata, il 7 novembre scorso. Così inizia lo spettacolo, con una sapiente regia curata da amici e fidati collaboratori come il regista Elia Iezzi, la cantante dalla voce cristallina Candida D'Aurelio, figlia di 'Nduccio. E ancora: Tony Nevoso alle percussioni, Marcello Mancini alla fisarmonica, Romeo Medori al basso, Raffaella Iafelice alla tastiera, Marco Di Marzio alla chitarra e tanti altri.
E don Cristiano attacca, legge i passi del Vangelo e offre la sua interpretazione. Con voce impostata, calda, un po’ roca e magnetica, da consumato showman parla col linguaggio del volgo o da fine dicitore, di persecuzioni, ipocrisia, misericordia, purezza d'animo e di cuore, rancore, capacità di pagare le scelte che facciamo perché «se vuoi risalire, prima devi scendere all'inferno».
Esorta i presenti a essere «operatori di pace, costruttori di bellezza, coltivatori di relazioni». E al momento dell'ite missa est, don Cristiano saluta con il tradizionale "Forza Pescara". Poi la folla gli si stringe intorno, lo abbraccia e lo bacia come una star.
Don Cristiano, quando è nata la sua vocazione al sacerdozio?
In seguito a una crisi personale, intorno ai venti anni, un amore finito. Un evento traumatico che per la prima volta mi ha permesso di mettermi in discussione.
Quindi, da bambino non pensava di diventar prete?
No, non frequentavo le chiese né sono mai stato chierichetto. E' stato un cammino maturato nel tempo, attraversando fasi delicate della mia vita durante le quali ho dovuto superare insicurezze e fragilità.
Lei è conosciuto come il sacerdote che aiuta le coppie in crisi.
Da sempre lavoro nel mondo coppia/famiglia, più in generale sulla relazione. La nostra, anche per volontà dell'arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, è stata la prima diocesi in Italia a organizzare il percorso “Samaria” per separati e divorziati. Con tante persone e coppie a servizio, preti e un pool di esperti in diversi settori, incontriamo tante coppie che cerchiamo di ascoltare e accogliere. Non vogliamo che si sposino in chiesa o che stiano per forza insieme, quello che conta per noi è che siano persone felici.
Come spiega il grande successo del suo originale metodo di evangelizzazione?
La mia priorità non è mai stata evangelizzare ma cercare di essere me stesso. Cerco di incontrare le persone ascoltando le loro storie. Incontrando loro, incontro me e incontro Dio. Mi piace definirmi un cercatore di felicità, che è la strada maestra che conduce a Dio.
Che cos'è la fede?
La fede non è credere in qualcosa, ma incontrare qualcuno. Amo i due più grandi assiomi della teologia cristiana: Incarnazione, Dio sta nella nostra umanità; Trinità, Dio è relazione. Quindi, sperimento Dio nell’incontro.
Il suo sogno?
Ristrutturare la casa canonica della frazione di Pollara, isola di Salina nelle Eolie, dove amo rifugiarmi per qualche giorno da alcuni anni, per renderla casa di accoglienza e spiritualità.
Una delle tante passioni?
I cavalli e le calvalcate a Capodacqua di Capestrano e lungomare del lido di Ortona. La sensibilità del cavallo attiva la parte più profonda di me.
Il motto?
Uno di Santa Teresa Benedetta della Croce: «Riconosco la persona di Dio non dal fuoco che mette nelle cose di Dio, ma nelle cose dell'uomo» .
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