Don Lucio fa carriera ma non perderà i fedeli e il sorriso

Il parroco di Cepagatti ha accolto con entusiasmo l’incarico di pro vicario: andrò a Pescara e mi rimboccherò le maniche
PESCARA. L’entusiasmo è palpabile, il desiderio di impegnarsi per la diocesi è grande e tra pochi giorni don Lucio Giacintucci, parroco a Cepagatti, si insedierà ufficialmente negli uffici della Curia e comincerà a lavorare come pro-vicario. L'incarico dall'arcivescovo, monsignor Tommaso Valentinetti, è arrivato da pochissimo e don Lucio, 53 anni da compiere il 7 febbraio, non sa ancora con precisione come organizzarsi e che tipo di impegno lo attende, ma è pronto ad affrontare questa nuova realtà.
«Sono contento», dice con slancio mentre sta per raggiungere Bisegna, nell'Aquilano, dove cerca una struttura da mettere a disposizione dei ragazzi per i campeggi».
Cosa vuol dire, per lei, essere il vicario del vescovo?
Io penso solo che mi metterò al servizio. Questi non sono incarichi comandati da noi, come dice il Papa, che è il servo dei servi. Questo è un incarico di servizio, non è una questione di potere.
E dal punto di vista dell'impegno, sa cosa l'aspetta?
È un servizio in più, non so cosa dovrò fare di preciso. Mi metto a disposizione della diocesi e credo che aiuterò il vescovo, ad esempio nelle celebrazioni e negli incontri. Ascolterò i sacerdoti che vorranno parlarmi in ufficio, a Pescara, per prospettarmi le necessità che si presentano di volta in volta.
Pensa che dovrà occuparsi anche di questioni burocratiche, amministrative?
Non so se sono capace di fare queste cose, ma le imparerò. All’inizio dovranno aiutarmi, so che ci saranno altri sacerdoti.
E le sue parrocchie?
Anche quando avrò assunto l'incarico a pieno ritmo, resterò comunque a Cepagatti, nelle parrocchie di Santa Lucia e a Sant’Agata, dislocate tra il paese e una frazione. Cercherò di fare quello che facevo prima. Sono qui da 13 anni, mentre prima ero vice parroco al Sacro Cuore.
È considerato una specie di autorità, in città?
Il mio sagrestano dice sempre, per scherzare, che il comandante dei carabinieri, il medico e il prete sono le figure più importanti. Diciamo, invece, che sono un punto di riferimento.
Come farà ad organizzarsi?
Non lo so ancora.
Sapeva già di questa nomina?
L'arcivescovo mi ha chiesto la disponibilità ad assumere un incarico del genere. E ho pensato: se qualcuno lo deve fare, il vicario, cercherò di farlo io.
Ha parlato con don Vincenzo Amadio, di cui prende il posto?
No, non sono ancora andato.
Ha avuto altri incarichi, fino ad ora?
Solo piccole cose, mi occupo dell’assistenza degli scout, in diocesi.
Che reazioni ci sono state in paese?
Sono tutti contenti.
Qual è stata la cosa più bella che le hanno detto?
Mi hanno assicurato tutti le loro preghiere, di cui ho bisogno.
Cosa la soddisfa di più di questo nuovo ruolo?
Io sono sempre contento. E non mi aspetto niente che mi dia più gioia di quello che vivo adesso. L'importante è che i fedeli preghino per me. La mattina vado in chiesa, poi incontro la gente, parlo con tutti e avverto che molti sono massacrati, anche per situazioni familiari. Cerco e cercherò di stare vicino a chi ha bisogno, di essere attento alle esigenze delle persone.
Quando si insedierà a Pescara?
Non so ancora quali sono gli appuntamenti che mi attendono. La prossima settimana non ci sarò, andrò a Pescara tra due lunedì. E lì mi rimboccherò le maniche.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

