Don Paolo, da 40 anni dalla parte dei giovani

Montesilvano. Il sacerdote di via Sele festeggiato dai parrocchiani della Beata Vergine e dal sindaco
MONTESILVANO. Un traguardo importante per don Paolo Curioni, sacerdote della parrocchia Beata Vergine Maria Madre della Chiesa di via Sele a Montesilvano, che nei giorni scorsi ha festeggiato i 40 anni di sacerdozio con i parrocchiani e i giovani dell’oratorio. Sessantasette anni, lombardo di origine, veneto di adozione, da 30 anni il religioso vive in Abruzzo dove è stato parroco a Nocciano, Cepagatti, Città Sant’Angelo e, infine, Montesilvano che lo accoglie da 12 anni. A qualche giorno dai festeggiamenti, a cui ha partecipato anche il sindaco Ottavio De Martinis, il sacerdote si racconta.
Quando e come si è avvicinato alla fede?
È stato un mio percorso individuale iniziato a 16 anni, in un’età in cui ognuno di noi inizia a guardarsi intorno e a cercare di capire cosa fare nel proprio futuro. La mia famiglia non era particolarmente osservante e io ho iniziato ad avvicinarmi alla fede da solo, capendo pian piano che quella era la mia scelta di vita.
A quel punto ha iniziato i suoi studi religiosi?
Sì, dopo un paio di anni. Appena maggiorenne ho iniziato il seminario prima a Lodi e poi a Verona, mia città di adozione e luogo in cui è avvenuta l’ordinazione sacerdotale. A quel punto sono stato inviato a Napoli per due anni, per la precisione al carcere di Poggio Reale, e per un giovane sacerdote lombardo è stata un’esperienza forte ma sicuramente molto formativa. Poi sono tornato a Verona e, infine, sono arrivato nella diocesi di Pescara, prima a Nocciano e Cepagatti, poi a Città Sant’Angelo e poi qui a Montesilvano, 12 anni fa.
Come sono cambiati i fedeli in questi 40 anni?
Negli anni abbiamo assistito da un lato a una crescita dell’indifferenza religiosa, dall’altro a una trasformazione della fede. Se prima, infatti, la religione era più un fattore culturale, oggi non c’è più quel condizionamento e chi crede ed è praticante lo fa per una propria spinta personale, quindi sicuramente una scelta più consapevole, coerente e forte.
Con l’emergenza coronavirus ha notato dei cambiamenti nei suoi parrocchiani?
Sinceramente no. Chi era praticante prima è tornato con molto piacere a seguire le funzioni religiose al termine del lockdown. Poi c’è chi magari in casa ci seguiva sui social network, ma nella fase due ha preferito nutrire il corpo più che lo spirito ed è tornato al mare.
In questi anni ha mai sentito la nostalgia di non avere una famiglia tutta sua?
Credo che nella vita di chiunque, prima o poi, arrivi il momento di dover fare i conti con la voglia di creare una famiglia. Ma io sono una persona estremamente realizzata e soddisfatta delle proprie scelte. Dopotutto la mia famiglia è la comunità ed è a loro che faccio dono di me stesso.
Qual è il ricordo più bello di questi anni?
Sicuramente è ancora vivo in me il momento dell’ordinazione sacerdotale, che mi dà ogni giorno la forza di proseguire in quello che faccio. Diciamo però che io ho le giornate ricche, piene di impegni e mi piace più vivere nel presente che lasciarmi trascinare dai ricordi del passato.
Quale, invece, il momento più difficile?
Il terremoto in Irpinia. Era il 23 novembre (1980, ndc), il giorno del mio compleanno, e io ero sacerdote a Napoli. È un evento che non potrò mai dimenticare.
Una vita piena di soddisfazioni. Ha ancora qualche desiderio da esprimere?
Mi piacerebbe avere più tempo. Per studiare, leggere. Sono un grande appassionato di arte e sono anche presidente della Commissione di arte sacra di Pescara. La prossima cosa che voglio fare è andare a visitare la mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

