Donatella dichiarata morta dopo 22 anni

Il tribunale di Chieti accoglie la richiesta della madre e “stoppa” l’investigatore privato che voleva 150mila euro della taglia
PESCARA. A distanza di 22 anni dalla tragica notte della sua scomparsa, tra il 26 e il 27 luglio del 1996, arriva finalmente la dichiarazione di morte presunta per Donatella Grosso, sancita dal tribunale di Chieti. Per la signora Tina Melita Grosso, madre della ragazza che all'epoca aveva 30 anni e della quale non si è più trovata traccia, si tratta di una magra, ma comunque significativa, vittoria nei confronti di chi si è opposto con ogni mezzo a questo formale passaggio che arriva peraltro con notevolissimo ritardo.
Una dichiarazione che permetterà alla signora Tina, che quattro anni fa ha perso anche il marito, di sistemare almeno le questioni economiche, ancora sospese dalla scomparsa di Donatella. «Continuerò comunque», aveva detto la signora Tina, «a cercare i resti di Donatella finché avrò le forze: così avrebbe voluto anche mio marito Mario».
LA RICOMPENSA. Ma la decisione dei giudici del tribunale di Chieti, anche se giunta a distanza di quattro anni dalla presentazione del ricorso dei familiari della scomparsa, che in questa battaglia legale sono stati assistiti dall'avvocato Giacomo Frazzitta, segna una serie di punti fermi su questa sconcertante vicenda giudiziaria, demolendo le 50 pagine di ricorso contro la dichiarazione di morte presunta depositate dall'investigatore privato, Donatello Paduano, titolare dell'agenzia investigativa "Delta Investigazioni", che voleva bloccare questo doveroso passaggio formale nell'intento di riuscire a entrare in possesso della ricompensa di 150mila euro che i genitori di Donatella avevano promesso a chi avrebbe fornito notizie sull'esistenza in vita della loro amata figlia.
Il collegio, presieduto dal giudice Gianluca Falco (giudice relatore Francesco Turco), ha smontato pezzo per pezzo il ricorso dell'investigatore evidenziando le diverse contraddizioni presenti nell'opposizione alla dichiarazione di morte presunta.
A CEPAGATTI NEL 1999. Fra queste quella ad esempio relativa alle dichiarazioni di un altro investigatore interessato dalla famiglia, che riferiva testualmente: «Mi sembra di averla vista al ristorante La Lanterna di Villanova il giorno 23 dicembre 1999 in occasione di una cena di lavoro». Elementi che secondo i giudici «non possono considerarsi in alcun modo idonei a fornire la prova che la Grosso fosse stata effettivamente vista».
Da un lato c'è infatti la dichiarazione di quell'investigatore che sarebbe stata resa in forma «dichiaratamente dubitativa», dall'altro non sarebbe stata fornita l'identità delle altre persone che, a detta di Paduano, avrebbero visto la Grosso cantare nel ristorante. «Ancora», aggiungono i giudici, «è quanto mai significativo che non risultino riscontri da parte del titolare del ristorante. D'altronde, deve considerarsi quanto meno strano, sul piano logico, il fatto che una persona volontariamente scomparsa da anni e che volesse far perdere le proprie tracce anche ai più stretti familiari, avesse nel contempo l'abitudine e il piacere di esibirsi in pubblico in manifestazioni canore e lo facesse, peraltro, in un luogo assai vicino alla abitazione della propria famiglia».
L’IPOTESI CUBA. Così come per i giudici è inverosimile la ricostruzione di un possibile trasferimento di Donatella a Cuba «senza che tali entrate e uscite da Cuba abbiano mai trovato alcun riscontro da parte delle autorità frontaliere». Non solo, ma sempre secondo la ricostruzione dell'investigatore ricorrente, in quello stesso periodo la scomparsa sarebbe tornata per cantare nel ristorante.
DA NAPOLI ALLA SVIZZERA. E poi la supposta presenza di Donatella a Napoli o addirittura in Svizzera. «Occorrerebbe in sostanza ipotizzare», aggiungono i giudici, «secondo la versione dei fatti prospettata da Paduano, una vera e propria struttura di copertura della scomparsa con ramificazioni anche in Svizzera per non meglio precisati motivi». Dopo aver smontato tutte le osservazioni del ricorrente, i giudici affermano: «Da ultimo ritiene il collegio che neanche la lettera spedita in data 27 luglio 1996 e redatta da Donatella Grosso, con la quale la stessa comunicava ai genitori di essersi recata in Francia, costituisce elemento idoneo a posticipare la data della dichiarazione di morte presunta, in quanto non risulta con certezza quando la medesima sia stata scritta e potendo essere stata spedita da chiunque».
E dunque il collegio conclude definendo infondata l'opposizione dell'investigatore privato, dichiarando la morte presunta di Donatella.

