Donne sfruttate per la prostituzione Cinque condanne
PESCARA. Dodici anni complessivi sono stati inflitti ieri dal tribunale di Pescara a cinque imputati per due distinti processi legati allo sfruttamento della prostituzione a Montesilvano. PENA...
PESCARA. Dodici anni complessivi sono stati inflitti ieri dal tribunale di Pescara a cinque imputati per due distinti processi legati allo sfruttamento della prostituzione a Montesilvano.
PENA AUMENTATA. La pena più importante di sei anni di reclusione ciascuno è stata inflitta a due albanesi, Ermal Kola e Julian Zefi per un episodio che risale al 25 novembre del 2017.
I due, peraltro, erano già stati condannati dal tribunale di Pescara a cinque anni ciascuno di reclusione per lo stesso episodio.
Ma il loro legale presentò un ricorso in appello e i giudici aquilani annullarono la sentenza di primo grado e rispedirono i due ancora una volta davanti al collegio pescarese che ieri ha addirittura aumentato di un anno a tutti e due gli imputati la pena iniziale.
SEGREGATA NELL’HOTEL Il difensore ha già annunciato un nuovo ricorso in quanto la seconda condanna, a suo dire, non potrebbe essere peggiorativa rispetto alla prima.
I due erano accusati di aver sequestrato una donna straniera, «segregandola dapprima all'interno di una camera dell'hotel San Remo e successivamente all'interno di un appartamento nel centro di Pescara, tenendola chiusa a chiave e impedendole di uscire».
Lo avrebbero fatto, stando sempre al capo di imputazione, usando una serie di minacce, per costringerla a farle esercitare la prostituzione a Montesilvano.
L’APPARTAMENTO Il secondo processo, invece, era a carico di due donne originarie della Repubblica Domenicana, Kendy e Jhureily Matos Cuello, e di un italiano, Carmine Manzo.
Il terzetto era accusato di sfruttamento della prostituzione e i giudici pescaresi hanno condannato tutti e tre alla pena di due anni di reclusione ciascuno.
Secondo quanto sosteneva l'accusa, le due domenicane, avendo a disposizione un appartamento a Montesilvano, lo avrebbero utilizzato per far prostituire tre ragazze: due italiane e una straniera (quest'ultima venne peraltro condotta con forza da Roma a Montesilvano dai due imputati).
LE INSERZIONI Per attirare la clientela, sosteneva ancora la pubblica accusa, avevano fatto pubblicare una serie di inserzioni di annunci erotici su riviste e siti web, con tanto di servizi fotografici che mostravano le fattezze delle tre donne e i numeri di telefono di ciascuna di loro per farle contattare direttamente dai clienti.
Un'attività, quest'ultima, della quale secondo l'accusa si sarebbe interessato personalmente il solo Manzo. (m.cir.)
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