Doppia dose, da oggi si parte Parruti: dipende tutto da noi

10 Ottobre 2022

Covid e influenza, l’infettivologo analizza la ripresa dei contagi e le armi a disposizione

L’AQUILA. Da oggi (e da domani per Pescara causa festa del patrono) scatta in Abruzzo la vaccinazione con la doppia dose: la bivalente contro il Covid e quella contro il virus dell’influenza. Nella stessa seduta si potrà ricevere la doppia somministrazione. L’infettivologo Giustino Parruti, che dirige il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, è fiducioso sull’effetto-traino che può derivare dall’abbinamento. «Il futuro è nelle nostre mani. Quello che accadrà nei prossimi mesi dipende da noi».
i numeri in abruzzo
Nelle ultime 24 ore in Abruzzo si sono registrati 895 nuovi positivi. Sono stati eseguiti 1.051 tamponi molecolari e 4.636 test antigenici. Mettendo in rapporto i contagiati e i test si ottiene un tasso di positività del 15,74 per cento, in calo rispetto a due giorni fa. Non ci sono stati decessi legati al Covid nelle ultime 24 ore. Il numero dei guariti è pari a 547.782 (+93), 17.814 sono gli attualmente positivi (+802) di cui 157 ricoverati in area medica (+2) e uno in terapia intensiva (invariato). I nuovi positivi sono residenti nelle province dell’Aquila (192), Chieti (270), Pescara (222), Teramo (183), fuori regione (9), in accertamento (19).
la doppia dose
I vaccini bivalenti proteggono sia per il virus originario sia per le varianti di Omicron e sono risultati più efficaci come dose di richiamo rispetto ai vaccini monovalenti. I bivalenti sono risultati sicuri al pari del vaccino finora impiegato. I nuovi vaccini bivalenti (original/omicron BA.1 e original/omicron BA.4-5) possono essere utilizzati indifferentemente, in ragione delle evidenze di efficacia attualmente disponibili. La somministrazione dei nuovi vaccini bivalenti come seconda dose di richiamo – il cosiddetto secondo booster – è raccomandata prioritariamente per le seguenti categorie: per tutte le persone dai 60 anni in su; per tutte le persone dai 12 anni in su con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti o preesistenti; per tutti gli operatori sanitari, gli ospiti e gli operatori delle residenze sanitarie assistenziali; per tutte le donne in gravidanza; per tutte le persone con marcata compromissione della risposta immunitaria e che hanno già ricevuto un ciclo primario a 3 dosi e una prima dose booster (pertanto, per questa categoria, si tratta della quinta dose). Ma la vaccinazione con i bivalenti è disponibile come prima o come seconda dose di richiamo (terza o quarta dose) anche per tutte le persone dai 12 anni in su che ne facciano richiesta.
Parruti: ecco cosa accadrà
Secondo l’infettivologo Parruti, «nell’attesa dei nuovi vaccini per il Covid in effetti si è riscontrata una riduzione nel ricorso alla quarta dose, in modo abbastanza inutile perché abbiamo la certezza del fatto che anche il vaccino impiegato finora va benissimo contro Omicron 5 quando somministrato in quarta dose. Ora lo scenario si arricchisce di nuovi strumenti ed è questa l’unica strada da percorrere. Va sottolineato l’aspetto positivo dell’allargamento a tutti gli Over 12. Un elemento molto importante. Vista la riduzione ulteriore dell’utilizzo obbligatorio di misure difensive respiratorie, l’unica modalità per ridurre la circolazione e gli effetti del virus rimane la vaccinazione. In Israele hanno ben dimostrato che, dopo la quarta dose, si ha una relativa refrattarietà per circa due mesi, unita alla riduzione sia della durata dell’infezione sia della sintomaticità sia del numero delle persone infettate “a valle”. Va anche detto che con due dosi, anche per chi non ha iniziato o completato il ciclo vaccinale, possiamo immunizzare per Omicron 5. Il vantaggio, per chi non si è mai vaccinato, è che si aggiunge la perfetta copertura contro Omicron 5. Dunque l’allargamento della platea delle quarte dosi ai maggiori di 12 anni è importante: se nel prossimo mese e mezzo o due riusciremo ad avere numeri quasi da record, tipo l’80% della popolazione con quattro dosi, il virus quest’inverno, pure se arrivasse la Centaurus in Abruzzo, farebbe una forte fatica a circolare e questo scenario, per la prima volta, potrebbe vederci vincenti». Ma, secondo il medico, va evidenziato anche un ulteriore aspetto, oltre a quello dei vaccini. «Ora si sta consolidando l’apertura all’uso degli antivirali sia nei day hospital Covid sia nell’ambito dell’assistenza territoriale. Con i vaccini e con il ricorso precoce alle cure con antivirali dei pazienti a rischio abbiamo gli strumenti per difenderci». Quanto ai contagi attuali, «si tratta di numeri inevitabili perché non c’è stata nessuna scomparsa della circolazione del virus. C’è stata una sorta di altalena, ma le catene di diffusione aperte, con l’aumento della vita al chiuso, le scuole su tutto, e l’ulteriore riduzione dell’uso delle mascherine hanno fatto il resto. Che ci fosse una ripresa della diffusione del virus era fuori discussione. Il punto», argomenta Parruti, «è che quanto impatterà la ripresa della circolazione dipende da una variabile che, a questo punto, è totalmente nelle nostre mani e potrà avere variazioni regionali. Se l’Abruzzo toccasse l’80 per cento di vaccinazioni non mi stupirebbe un miglioramento della nostra qualità di vita. Per trarre auspici sulla stagione invernale non si guardino gli astri né la fatalità, ma la risposta è in mano nostra: vaccinarsi». L’antinfluenzale può fare da traino? «La mia speranza», risponde Parruti, «è che col volàno di vaccinazione per il Covid si possano fare anche molte più dosi contro l’influenza, che sarà più dura e impattante rispetto agli ultimi anni. Potremmo averla più blanda, invece, se si vaccinasse più gente di quella a rischio, penso ai 40/50enni, se saranno solidali coi fragili». Che evoluzioni avranno le varianti? «Non ci sono avvisaglie nel mondo che se ne stiano generando di molto lontane da Omicron. Siamo vicini a quella definitiva. Se raggiungeremo coperture vaccinali alte i tempi si accorceranno».
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