Doppia galleria nel Morrone «Sorgenti a rischio scomparsa»
Quasi tre anni fa il vertice tra Blasioli ed esponenti Pd di Popoli con Rfi per denunciare i pericoli «Le conseguenze del traforo del Gran Sasso sono sotto gli occhi di tutti, bisogna prima studiare»
POPOLI. C’è una lettera, con la data del 5 luglio scorso, che aspetta ancora una risposta. In quel documento si parla di «temute ripercussioni sul piano ambientale collegate alla realizzazione della galleria di 11 chilometri sotto il Monte Morrone». Quella lettera di sollecito è stata spedita ai vertici di Rfi perché, dopo un incontro del 30 marzo 2022, sul progetto dell’opera è calato il silenzio. Un progetto che lambisce i comuni di Popoli, Bussi e Tocco da Casauria per il raddoppio della linea ferroviaria Pescara-Roma: è un piano da sette anni e mezzo di lavori, nel lotto tra Scafa e Pratola Peligna, dal costo di 930 milioni di euro, nel caso di due gallerie, oppure 1.230 milioni nel caso di tunnel unico. «Da allora non siamo stati più richiamati», dice il consigliere regionale Pd Antonio Blasioli che aveva partecipato a quella riunione con l’ingegnere di Rfi Vincenzo Macello. Il fronte dei contrari al traforo del Monte Rotondo, 2.064 metri lungo la catena del Morrone, si allarga e c’è anche il Pd: sulla doppia galleria, avverte Blasioli, pendono «innegabili questioni ambientali».
VERTICE A ROMA
In quel faccia a faccia a Roma – da una parte, i tecnici di Rfi e, dall’altra, Blasioli ed esponenti del Pd di Popoli – si era parlato del rischio danni alle sorgenti del Giardino che danno acqua a Pescara, Chieti e a tutta la Val Pescara. La lettera di sollecito inviata 4 mesi fa a Rfi racconta che, già nel 2022, al centro della discussione c’erano state «le criticità di natura idrogeologica, dato che la necessità di drenare l’acqua per le gallerie metterebbe a rischio di scomparsa completa o parziale gran parte delle 37 sorgenti censite e alimentate dall’importante falda idrica del Morrone, come le sorgenti del Giardino e la falda sulfurea di Popoli».
COME IL GRAN SASSO
E Blasioli traccia un collegamento tra il progetto del tunnel per i treni nel ventre del Monte Rotondo e le conseguenze provocate dal traforo del Gran Sasso con la falda che si è abbassata di 600 metri dopo i lavori della doppia canna di 10 chilometri tra Teramo e L’Aquila: «Un intervento analogo è stato effettuato in passato sul Gran Sasso e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. La costruzione della galleria autostradale ha avuto un impatto ingente sul serbatoio idrico determinando l’impoverimento della portata delle sorgenti ed esponendole al rischio di inquinamento».
LETTERA SENZA RISPOSTA
Finora, alla lettera di Blasioli non è arrivata risposta: «Mai come in questo momento», spiega il consigliere regionale Dem, «l’Abruzzo ha capito l’importanza dell’acqua. Tutelare le sorgenti è la parola d’ordine, per questo su sollecitazione del Pd di Popoli abbiamo avuto un incontro con Rfi il 30 marzo 2022. Il direttore Macello ascoltò le nostre preoccupazioni che non sono soltanto per la tutela della sorgente, giustissima, ma anche per la non compromissione della faglia. Abbiamo rimarcato la sismicità della zona. Da allora, non siamo stati più richiamati tanto che il 5 luglio abbiamo sollecitato Rfi per conoscere lo stato della progettazione».
IL NO DI BLASIOLI
Blasioli frena sulla grande opera che potrebbe mettere a repentaglio l’equilibrio idrico abruzzese: «Va capito il progetto e vanno verificati gli studi idrogeologici, necessari, prima di qualsiasi discorso a tutela delle circa trenta sorgenti alimentate dall’importante falda idrica del Morrone».
GLI ALTRI PERICOLI
La lettera solleva anche altri pericoli: «La galleria sotto il Monte Morrone potrebbe inoltre causare la scomparsa di habitat fondamentali per la tutela della biodiversità presente nelle zone umide della Valle Peligna, situate all’interno del Parco Nazionale della Maiella-Morrone, nonché la drastica riduzione delle portate idriche fluviali dei fiumi Sagittario, Vella e Pescara. Non sono da sottovalutare nemmeno i riflessi sul piano sociale, in quanto la realizzazione della galleria in questione finirebbe per tagliare completamente fuori dal tracciato il comune di Popoli e la sua stazione, condannando a morte», recita la lettera di Blasioli, «un centro già soggetto a un inesorabile processo di declino demografico ed economico che si sta rilanciando grazie a un ospedale ricco di professionalità e a uno stabilimento termale che offre tanti servizi».
IL RETROSCENA
La lettera rivela, poi, che Rfi aveva aperto a possibili modifiche: «Alla luce delle criticità evidenziate, riscontrammo grande disponibilità all’ascolto e un impegno a riaggiornarci nuovamente con un livello di progettazione più avanzato. Vista l’importanza e la strategicità dell’opera e le annesse e innegabili questioni ambientali, con la presente intendo dunque richiedere un nuovo incontro per visionare lo studio progettuale e le verifiche eseguite». Ma, da allora, non è ancora arrivata risposta.

