«Dormo sotto il ponte del Mare»

Storie di disperazione all’associazione On The Road. Parlano due marocchini
PESCARA. E ieri, nel freddo glaciale del pomeriggio, in via Ferrari, all’associazione On The Road sono stati in molti a rivolgersi per trovare un tetto dove riscaldarsi. Con storie strazianti di senzatetto, alla ricerca di un rifugio, e con un personale addetto che si faceva in quattro pur di soddisfare tutte le richieste. Racconti come quelli di due marocchini, Sliman Bukdam, di 29 anni, e Halid Kabeb, di 40, in cui il primo riferisce di andare a dormire tutti i giorni «sotto al ponte del mare», in una sorta di rifugio che chissà come ha trovato e conquistato. «Sono in Italia da quattro mesi», fa sapere Sliman, che in Marocco ha lasciato mamma, papà e due fratelli più piccoli. E una professione l’avrebbe pure, poiché Sliman è un elettricista. «Ma finora non ho trovato lavoro», dice, come purtroppo accade anche a molti italiani. Parla in francese e un po’ in italiano, il ventinovenne. Ma è chiarissimo quando lancia un appello: «Certo, mi piacerebbe che qualcuno mi desse una mano», anche se è soddisfatto del lavoro che la Caritas svolge per lui. «Mi danno da mangiare e mi danno dei vestiti», sottolinea. Un tetto invece l’ha trovato Halid, nella casa di un amico. In Italia dal 2003, «nei primi tre anni », ricorda il quarantenne, «ho lavorato come ferraiolo. Ma poi ho avuto una serie di problemi fisici, tanto che mi hanno assegnato un’invalidità del 75%, anche se poi me l’hanno decurtata fino al 67%, di otto punti», annovera sempre Halid. Una vita durissima, nella quale Halid ha lasciato, nel suo paese d’origine, una moglie e un figlio. «Volevo tornare a casa da loro qualche giorno fa», confida. «Ma poi non sono andato più. Che torno a fare», si è chiesto, «se a loro non posso riportare niente?». Ma la nostalgia dei suoi cari alla fine è probabile che lo pervaderà. «Forse a casa ritorno lo stesso, fra una decina di giorni», riflette. «Il mio amico che mi ospita mi ha detto che mi darà un biglietto per andare in Marocco. Andrò, ma poi ritornerò qui». Evidentemente l’Italia, nonostante sia ancora in piena crisi economica - senza tralasciare il continuo andirivieni in cerca di un riparo che proprio ieri si notava nelle stanze dell'associazione On The Road - continua a rappresentare per Halid un punto di partenza da cui ricominciare.
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