«Dormo vicino alla chiesa, fatemi lavorare»

13 Novembre 2024

La disperazione detta le condizioni dell’unica possibilità: partire e affrontare il viaggio della speranza, alla ricerca di un futuro migliore. È il caso di Mohamed Jallo (in foto), 33 anni...

La disperazione detta le condizioni dell’unica possibilità: partire e affrontare il viaggio della speranza, alla ricerca di un futuro migliore. È il caso di Mohamed Jallo (in foto), 33 anni originario dell’Africa che da 13 anni vive in Italia. «Parlo tante lingue», dice mentre inizia a pronunciare frasi in tutte le lingue che conosce. «Spagnolo, francese, italiano». Tredici anni fa, Mohamed Jallo ha lasciato l’Africa dove vivono suo figlio Alfà e la moglie, e si è messo in viaggio verso una nuova terra. «Nel mio paese ci sono tanti problemi e sono scappato», racconta, «sono arrivato sopra una barca al porto della Sicilia, poi piano piano sono arrivato a Pescara. Ho lavorato per tredici anni come ristoratore. Ho tutti i documenti in regola», precisa. Poi ha perso il lavoro: «Ho cercato anche altri lavoretti, ma nulla. Io voglio lavorare». E alla fine ha trovato l’abbraccio grande dei volontari della Caritas e della Cittadella dell’Accoglienza. Anche lui, è un senza fissa dimora. «Sto in mezzo alla strada ormai da tanto», si rassegna, «dormo al lato della chiesa, faccio colazione la mattina alla Caritas. Stare in mezzo alla strada è una lezione. Impari tanto, soprattutto che bisogna cambiare». Anche Mohamed Jallo è rimasto colpito dalla morte di Augusto Zamponi: «Mi è dispiaciuto», conclude, «era sempre con noi, dormiva vicino alla chiesa e si metteva sui gradini». (e.g.)