Dramma degli speleologi Il dolore di Roccamorice

ROCCAMORICE. Due giorni drammatici, scanditi dalla frenesia di trarre in salvo i tre speleologi rimasti intrappolati sotto la grotta e finiti con lo sconforto per la morte di uno di loro. Roccamorice...
ROCCAMORICE. Due giorni drammatici, scanditi dalla frenesia di trarre in salvo i tre speleologi rimasti intrappolati sotto la grotta e finiti con lo sconforto per la morte di uno di loro. Roccamorice si risveglia da questo terribile fine settimana con l’amarezza e il dolore di chi ha partecipato in prima linea. Punto di riferimento, il sindaco Alessandro D'Ascanio, che ha seguito passo passo, con fibrillazione, coordinando le operazioni di soccorso di sua competenza, l’accavallarsi degli eventi, anche per un motivo di grande affettività con i componenti dello Speleoclub e del Graim di Chieti che da tempo effettuano monitoraggi, studi e ricerche in tutto il territorio pedemontano della Majella, in particolare in quello di Roccamorice ricchissimo di cavità, la maggior parte già esplorata, studiata e catalogata.
«Sì, c’è stata grande e interessata attenzione dei roccolani, appesi al susseguirsi degli eventi», spiega il primo cittadino, «anche perché il paese è molto frequentato dai componenti di questi gruppi di esploratori che svolgono continuamente le loro ricerche per programmare al meglio tempi e modalità di lavoro. Li si riconosce immediatamente in giro per l’abitato, per il loro abbigliamento fatto di speciali tute ed equipaggiamento ed attrezzature specifiche, attinenti a questa pratica. Dolore poi per la cattiva notizia della perdita di uno dei tre esploratori, Alessio Carulli che da geologo era uno dei più preparati ed esperti di questa affascinante attività che richiede non solo conoscenze», va avanti D'Ascanio, «ma anche doti specifiche fisiche e caratteriali per affrontare imprese di questo tipo».
I roccolani li hanno sempre accolti con simpatia e stima e loro hanno ricambiato, valorizzando il territorio con scoperte di notevole importanza come la recente individuazione della Grotta della Lupa, localizzata nella zona di Santo Spirito a Majella e con il censimento di tanti “buchi” e “cavità”, ad oggi insistenti in quel versante della Majella, circa novecento tutti esplorati, ben individuati e censiti, e anche sorgenti come quella strategica della Praia, ricchissima di acqua: tutti luoghi di grande interesse naturalistico e speleologico, di cui è profondamente segnata quella zona pedemontana della Majella.
«Risultati corroborati», sottolinea D’Ascanio, «anche dai continui contatti con le Università italiane, nella loro facoltà di Geologia, che hanno potuto eseguire una mappatura, pur sempre provvisoria, di grotte e cunicoli e degli intricati percorsi scavati dal flusso impetuoso e delle acque sotterranee».
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