Droga dai Balcani a Montesilvano Arrestate le famiglie dello spaccio

5 Marzo 2022

Le indagini, partite da Rancitelli, a Pescara, hanno coinvolto anche Cappelle, Vasto e San Benedetto In carcere sei uomini e 4 donne, tutti imparentati tra loro. Per l’accusa, utilizzavano anche ragazzini 

MONTESILVANO. Organizzazione di tipo familiare, quindi solida. Con l’utilizzo delle donne e di alcuni giovanissimi, ragazzini di 14 o 15 anni, che si occupavano di consegnare la droga agli acquirenti. Prelevavano lo stupefacente dalle campagne vicino casa, dove veniva sotterrato, e lo consegnavano ai clienti. Dopo un anno di indagini, coordinate costantemente dal pubblico ministero Luca Sciarretta, i carabinieri della compagnia di Pescara, diretti dal tenente Giovanni Rolando, hanno arrestato ieri all’alba dieci persone, sei uomini e quattro donne, ritenuti tutti spacciatori, che rifornivano le piazze di Pescara e Montesilvano ricevendo la droga di provenienza balcanica dalle Marche, oppure la spacciavano direttamente ai consumatori finali. Sono stati presi a Pescara, Montesilvano, Cappelle sul Tavo, Vasto, Fano e San Benedetto del Tronto da una ottantina di militari dell’Arma e sono finiti in carcere, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo.
GLI ARRESTATIGli arrestati, imparentati tra loro, sono Ivan Morelli, 50 anni, e la moglie Concetta Russi, 44 anni, entrambi di Montesilvano, Giancarlo Morelli, 33 anni, residente a Cappelle sul Tavo, e la compagna Sabina Morelli, 28 anni, residenti a Cappelle sul Tavo, sua sorella Jessica Morelli, 26 anni, residente a Pescara, i due fratelli Barbara e Roberto Cirelli, 26 e 28 anni, residenti a Pescara, Paolo Zinni, 55 anni, e il figlio Giuseppe, 25 anni, entrambi di Vasto, Ervin Kuci, 37 anni, albanese, domiciliato a San Benedetto del Tronto. Gli indagati, in tutto, sono 28. I carabinieri non li hanno mai persi di vista per oltre un anno, da novembre 2020, raccogliendo elementi su «una serie impressionante di episodi di spaccio», dice il colonnello Riccardo Barbera, comandante provinciale dell’Arma, che parla con Rolando dell’attività «difficile e lunga» degli investigatori, impegnati in controlli ai pregiudicati, servizi di osservazione, intercettazioni e monitoraggio con le telecamere piazzate vicino ai nascondigli della droga, con sequestri e arresti rinviati dopo la scoperta di uno di questi. È partito tutto dagli episodi di spaccio registrati a Fontanelle e Rancitelli, dove le cessioni erano continue a clienti di ognidove. Da lì si è risaliti un po’ per volta a un secondo livello, cioè ai fornitori, i grossisti, le due famiglie di Montesilvano e Cappelle che usavano anche dei ragazzini, di non oltre 15 anni, «adeguatamente addestrati». Quando arrivava un ordine e gli spacciatori non potevano eseguirlo direttamente, si rivolgevano ai più giovani che dissotteravano la droga, vicino casa, e la consegnavano, ritiene l’accusa.
i sequestri
Di droga ne gestivano parecchia. Lo dimostrano i 400 recuperi eseguiti dai carabinieri, tra sostanze da vendere al dettaglio e sequestri più consistenti scattati durante le indagini: 28 chili tra eroina, cocaina, marijuana e hascisc, del valore di 800mila euro. Di questi, 25 chili sono stati intercettati a un corriere albanese che il 21 novembre è stato bloccato mentre si spostava da Porto d’Ascoli a Pescara con un carico di due chili di stupefacenti da recapitare agli spacciatori pescaresi: droga dell’area balcanica che il 23enne teneva nel garage di un centro commerciale, a Porto d’Ascoli. Gli arresti, durante le indagini, sono stati sei. Sotto sequestro anche 15.800 euro in contanti trovati ieri mattina nella disponibilità dell’albanese arrestato a San Benedetto. Chiusa questa «operazione importantissima», come la definisce Barbera, le indagini proseguono. Dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo il ringraziamento per aver sgominato una vasta rete che deteneva e spacciava ingenti quantitativi di droga.