Droga e appalti in Comune: la Procura chiude l’inchiesta e chiede il processo per Trisi

L’ex dirigente ai Lavori pubblici accusato di corruzione. Coinvolti altri 8 imputati A Sospiri contestato il finanziamento illecito di 400 euro per una cena elettorale
PESCARA. La procura di Pescara chiude definitivamente l’inchiesta sullo scandalo degli appalti al Comune di Pescara e confeziona la richiesta di processo per gli otto personaggi coinvolti, con l’aggiunta della società “De Leonibus costruzioni” come persona giuridica. Stiamo parlando del caso che a giugno scorso fece finire in manette l’allora dirigente dei lavori pubblici, Fabrizio Trisi (poi sollevato dal suo incarico) e l'imprenditore Vincenzo De Leonibus. L’inchiesta condotta dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta parla di appalti, tangenti, ma anche di cocaina, quella che veniva consumata nella “tana delle tigri”, il locale in uso a Trisi, dove si riunivano per consumare droga e pianificare gli appalti per l’amico imprenditore.
CHI SONO Fra i nove destinatari della richiesta di rinvio a giudizio c’è anche l’attuale presidente del Consiglio regionale, appena rieletto, Lorenzo Sospiri, al quale viene contestato però soltanto un episodio di finanziamento illecito, di 400 euro, per una cena elettorale (era la vigilia delle elezioni politiche del settembre 2022) che organizzò Trisi e che avrebbe pagato De Leonibus, e alla quale in verità parteciparono anche altri esponenti politici. Circostanza dalla quale Sospiri ha sempre preso le distanze dichiarandosi completamente estraneo alle contestazioni che gli vengono mosse. Nella lista degli imputati figurano anche due dipendenti dell'allora dirigente Trisi: Jairo Ricordi e Gianluca Centorame (sottoposti a suo tempo alla misura della sospensione dal lavoro per un anno, poi cancellata dalla messa alla prova definita dal giudice dopo la derubricazione del reato da peculato, per l’uso dell’autovettura d’ufficio, con quello più lieve di peculato d’uso.
Ma nonostante questo, rientrano ugualmente nella richiesta in quanto gli è stato contestato un altro reato, quello di assenteismo: 144 ore per Centorame, 287 per Ricordi, tempo che invece di dedicare al lavoro avrebbero speso per andare in giro con Trisi e De Leonibus. E poi figura nella richiesta della procura anche Tommaso Catani, figlio del sindaco di Picciano (con il quale «Trisi aveva rapporti personali e professionali», come i pm scrivono nell’imputazione), che sarebbe stato favorito per l’assunzione a “Pescara Energia”, dove la commissione d’esame era presieduta da Trisi che, secondo l’accusa, avrebbe suggerito al candidato la busta da prendere dove c’erano le domande concordate. La lista degli imputati si chiude poi con i due spacciatori, Vincenzo Ciarelli e Pino Mauro Marcaurelio, che a suo tempo vennero arrestati insieme a Trisi e De Leonibus.
I REATI CONTESTATI A vario titolo vengono contestate le accuse di turbativa d’asta, corruzione, finanziamento illecito dei partiti, assenteismo e l’illecito amministrativo a carico della società di De Leonibus. Fra le contestazioni della procura ai due principali imputati, c’è anche la turbativa della gara da 3 milioni e mezzo di euro dell’Aca, relativa alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti interne dei Comuni delle zone litoranea e metropolitana. Gara che sarebbe stata aggiudicata alla “De Leonibus Costruzioni” e alla società SA.TO. (quest’ultima legata da cointeressenze economiche con Vincenzo De Leonibus), «le quali ottenevano, anche grazie al ruolo di presidente della commissione ricoperto da Trisi, l'aggiudicazione dei suddetti lotto di gara, con un punteggio nell'offerta tecnica di gran lunga superiore rispetto a quello degli altri offerenti, così da creare un divario con gli altri partecipanti difficilmente colmabile con un punteggio comunque attribuibile all'offerta economica». Per quanto riguarda il reato di corruzione contestato a Trisi e De Leonibus, nell'imputazione si parla di «plurimi affidamenti diretti e in somma urgenza, di lavori e forniture pubbliche per il Comune di Pescara, per importi monetari superiori complessivamente a 100 mila euro negli anni 2020, 2021, 2022 e 2023».
SOLDI E CENE La contropartita per Trisi, stando all’accusa, sarebbe stato il pagamento da parte dell’imprenditore di «43 pranzi, ad alcuni dei quali partecipavano anche i suoi familiari e i collaboratori Ricordi e Centorame: la consegna di 1.000 euro e di 100 euro; l’acquisto di sostanze stupefacenti; sistematici trasporti a bordo dell’auto di De Leonibus per soddisfare propri impegni di lavoro ed esigenze personali».
La richiesta di processo arriva forse con un certo ritardo in quanto per lungo tempo sarebbero state in corso trattative per accedere ai riti alternativi (almeno per Trisi e De Leonibus), poi però non più definiti. Adesso l'ufficio del gip dovrà fissare la data dell'udienza preliminare.
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