Droga e cellulari nel carcere, le intercettazioni: “Devi pagare la cocaina, sennò poi ti ammazzano”

Pescara, l’inchiesta con 18 arresti. Le intercettazioni ambientali nelle celle e le telefonate descrivono i giri illeciti. E dal carcere uno degli indagati avverte: «Salda o mi intesti un locale a Roma»
PESCARA. La scelta vincente è stata l’intercettazione ambientale audio/video che ha consentito di ascoltare dalla viva voce dei trafficanti cessioni, accordi, elenco dei debiti e crediti, estorsioni conseguenti ai ritardi nei pagamenti e persino atti di violenza prepotente contro chi non è stato in grado di giustificare le proprie mancanze». È uno dei passaggi contenuti nella misura cautelare firmata dal gip Mariacarla Sacco che evidenzia come l’aver installato telecamere e cimici all’interno di alcune celle del San Donato, abbia consentito di smascherare questo inquietante traffico di droga e cellulari dentro la struttura pescarese.
Dice il gip: «Un traffico criminale di preoccupante livello a maggior ragione perché agito all'interno di una struttura di pubblica amministrazione deputata alla punizione ed alla repressione: un traffico in grado di movimentare decine di migliaia di euro nel volgere dei circa quattro mesi in cui l’attività inquirente si è dispiegata». Il proliferare di cellulari nel carcere ha permesso ai detenuti, soprattutto quelli più pericolosi come l’albanese Kevi Kereci di pianificare e gestire operazioni di spaccio, discutendo delle modalità di introduzione dello stupefacente e di telefoni cellulari all’interno del penitenziario.
È stato un lavoro certosino quello portato avanti dagli investigatori con la preziosa collaborazione che la penitenziaria ha fornito ai carabinieri del Nor (coordinati dal comandante Antonio Rono e dal maresciallo maggiore Antonio Ronci) che a volte, in tempo reale, sono riusciti ad operare sequestri importanti di droga e smascherare l’ingresso di cellulari al San Donato. Gli investigatori, proprio grazie agli ambientali, sono riusciti ad individuare ogni possibile escamotage messo in atto per introdurre i cellulari e la droga in carcere. Hanno anche individuato il calzolaio complice che aveva studiato il sistema per nascondere i cellulari nelle scarpe, avvolgendoli peraltro nella carta carbone per evitare l’eventuale segnalazione elettronica all’ingresso. Non solo, ma sono venuti anche a conoscenza del consiglio che era arrivato da dentro il carcere per evitare di danneggiare i telefoni nel camminare: utilizzando cioè delle stampelle. E quindi non è stato difficile bloccare il “trasportatore” di turno all’ingresso del carcere. Così come i carabinieri hanno saputo della droga che i parenti nascondevano addirittura nelle parti intime delle donne, ma anche degli uomini.
Con i cellulari, i responsabili dei vari gruppi (albanesi, romani, rom, nordafricani) riuscivano, pur stando rinchiusi in settori diversi all’interno del carcere, a comunicare per organizzare riunioni fra loro per poi dare ordini all’esterno sul traffico di droga e sulle consegne. Contattano abitualmente l’esterno per pilotare le consegne: «Ora è partita la persona... digli che appena la prende gli facciamo la videochiamata direttamente», e quindi un controllo in tempo reale della consegna della droga. «Fammi un favore: quando vi arriva, prima che si stanno incontrando, mi chiami». E poi in cella i video e le cimici svelano conteggi dettagliati di somme di denaro (200, 500, 1.000 euro) e di sostanza, con ammissioni esplicite: «Allora ho comprato dieci grammi, dobbiamo ricopri’ questi cento grammi e drogarci noi... a me piace la robb».
In carcere si fanno trattative ad ogni livello come nel caso emerso da una conversazione di Salvatore La Penna che richiama un certo Marco a saldare un debito di 7.000 euro contratto in carcere per cocaina: «Mannaggia a te e sta cocaina di m.», dice all’interlocutore. E visto che Marco non ha liquidità, La Penna propone di intestargli un immobile a Roma di natura artigianale/industriale del valore di 40mila euro offrendo 32 mila euro: «Ci stanno problemi con la rimanenza di 7.000 euro, ti devi mettere d’accordo con l’avvocato, quelli sono detenuti come me e ti ammazzano... devi intestarmi qualcosa». E in quel momento entra in cella Roberto Martelli che si mostra interessato al bene e chiede dettagli sulla destinazione d’uso. E allora La Penna suggerisce a Martelli di estinguere il debito di Marco e poi trattare con quest’ultimo con più calma l’acquisto dell’immobile. E per gli inquirenti qui c’è di tutto: dall’intimidazione al fatto che i debiti da droga vengono regolati attraverso beni immobili e transazioni economiche parallele.

