Droga in carcere: arresto per agente penitenziario

PESCARA. Aveva nel marsupio una busta contenente cocaina, hashish e un mini telefono cellulare, che aveva appena ricevuto dalla mani di una 29enne pescarese, Silvia Rozzi, già nota alle forze dell'ord...
PESCARA. Aveva nel marsupio una busta contenente cocaina, hashish e un mini telefono cellulare, che aveva appena ricevuto dalla mani di una 29enne pescarese, Silvia Rozzi, già nota alle forze dell'ordine per fatti legati agli stupefacenti e compagna di Samuel Spinelli, attualmente detenuto nel carcere di San Donato. Arrestato, nel tardo pomeriggio di giovedì, dai poliziotti della squadra mobile coordinati da Gianluca Di Frischia, Paolo Aucone, agente della polizia penitenziaria di 56 anni, originario di Tollo, in servizio dall’autunno 2021 nella casa circondariale di Pescara: droga e telefono, secondo gli investigatori, erano destinati a qualche detenuto.
Prima di Pescara, Aucone aveva lavorato a Sulmona. E nel centro peligno, lo scorso anno, si era anche candidato alle elezioni amministrative con l’obiettivo di «cambiare le cose, a partire dalle istituzioni locali e il loro disinteresse nei confronti della polizia penitenziaria e le sue strutture».
L'arresto suo e della 29enne, la quale sino all’altroieri percepiva pure il reddito di cittadinanza, è avvenuto a 100 metri dal carcere di San Donato, dove Aucone aveva appena terminato il turno di lavoro.
Tutto è iniziato da un servizio di contrasto allo spaccio nei quartieri Rancitelli e San Donato. I poliziotti della sezione antidroga hanno notato la donna, che abita in tutt’altra parte della città, aggirarsi in auto per Rancitelli. Trattandosi di una persona a loro conosciuta, hanno deciso di seguirla. I loro sospetti sono aumentati quando la donna si è fermata in uno spiazzo vicino al carcere. Qui è stata raggiunta da un uomo, anche lui in auto, il quale subito dopo si è allontanato con un marsupio in mano. E all'istante sono stati bloccati entrambi. Aucone aveva con sé 20 grammi di cocaina già suddivisa in dosi, 200 grammi di hashish e un telefono cellulare molto piccolo, che può essere nascosto con facilità. Dagli immediati accertamenti, è venuto fuori che era un agente della polizia penitenziaria e che da poco aveva finito il turno di servizio nel carcere di San Donato.
In attesa dell’udienza di convalida, è stato richiuso nel carcere di Lanciano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. E in carcere è finita anche la 29enne, già arrestata nel 2014 con la stessa accusa. «Considerando la dinamica degli eventi e anche in virtù della tipologia e della quantità del materiale rinvenuto», gli investigatori ritengono che droga fosse destinata ad essere spacciata all’interno del San Donato. Le indagini, coordinate dal pm Benedetta Salvatore, proseguono per capire cosa avveniva nella casa circondariale, da quando e se ci siano altre persone coinvolte. Un fatto identico era già stato scoperto nel 2019. A finire in manette, un assistente capo della penitenziaria che, secondo l'accusa, per accontentare alcuni detenuti, faceva entrare in carcere alcol, droga e telefonini. È è stato rinviato a giudizio l'11 gennaio scorso.

