Due anni e mezzo all’ex vigile assenteista

Solari condannato per truffa e falso dopo l’arresto e il licenziamento. La Corte dei conti gli ha imposto di risarcire il Comune
PESCARA. Due anni e mezzo di reclusione. Questa è la pena che il giudice monocratico di Chieti, Chiara Di Gerio, ha sentenziato ieri nei confronti dell’ex maresciallo della polizia municipale di Pescara, Pasquale Solari, l’assenteista accusato di truffa aggravata e falso.
«Ricorreremo subito in appello non appena conosciute le motivazioni e sono sicuro che il mio assistito verrà assolto». E’ quanto ha dichiarato subito dopo la lettura della sentenza l’avvocato Massimo Solari, nipote dell’imputato, che lo assisteva in questo processo insieme al collega Pasquale Provenzano.
La pubblica accusa, rappresentata dal pm Natascia Troiano, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi, ma il giudice è andato oltre, probabilmente a causa della contestazione della recidiva. Solari venne arrestato dalla guardia di finanza a luglio del 2016 per truffa pluriaggravata. Era addetto alla sorveglianza del parco d’Avalos, ma si era organizzato a modo suo, in maniera forse eccessivamente elastica, senza rispettare quelli che erano gli orari ufficiali imposti dal Comune di Pescara, suo datore di lavoro.
Venne seguito dalle fiamme gialle per circa quattro mesi, dal dicembre del 2015 fino a marzo del 2016: fotografato dagli investigatori mentre giocava ai videopoker o addirittura andava a pesca con la sua barchetta, tutto durante l’orario di lavoro, dopo aver regolarmente timbrato il cartellino marcatempo. Per troppo tempo era stato ritratto in faccende del tutto estranee al suo lavoro, per lo più occupato in questioni personali o a curare i suoi hobby.
La competenza territoriale del procedimento era stata spostata da Pescara a Chieti in virtù del fatto che lo stipendio gli veniva versato in una banca di Francavilla al Mare, dove Solari aveva la sua residenza. Il Comune di Pescara, quando esplose il caso, prima lo sospese dal servizio e poi lo licenziò in tronco: licenziamento che venne impugnato davanti al giudice. Al processo il Comune di Pescara si era costituito parte civile, ma il giudice non gli ha riconosciuto né il risarcimento né le spese legali in quanto su questa stessa vicenda era già intervenuta la Corte dei Conti con una sentenza contro Solari: l’ex maresciallo della polizia municipale venne condannato a risarcire il Comune con 27mila e 500 euro: danno patrimoniale per 6mila euro, danno all’immagine per 16mila euro e danno per disservizio di 5mila euro.
«E’ sufficiente rimarcare», scrissero i giudici contabili, «come la totale e prolungata assenza del sottufficiale della polizia municipale dal proprio servizio abbia palesemente comportato un pregiudizio per l’ente locale di appartenenza e per la collettività, in termini di minor servizio reso all’utenza, repressione di eventuali violazioni, effetto di deterrenza».
Solari aveva sempre sostenuto che tutto quello che faceva lo faceva in quanto i suoi superiori erano al corrente della sua organizzazione oraria, anche perché controllava il parco anche nel pomeriggio. Ma la Corte dei Conti fu pesante nella sua sentenza.
«In realtà», scrissero i giudici, «trascorreva le sue giornate lavorative senza indossare la divisa, in parte passeggiando sull’arenile dinanzi al bar, oppure recandosi per cospicui lassi di tempo, quotidianamente, nella sua abitazione o andando in giro in auto al di fuori del Comune di Pescara». Adesso, bisognerà attendere le motivazioni in sentenza del giudice monocratico che lo ha condannato, addirittura aumentando la pena richiesta dalla pubblica accusa.
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