Due anni per l’aggressione ai fidanzatini

16 Ottobre 2019

Condannato anche l’ultimo componente del branco che un anno fa pestò una coppietta in centro

PESCARA. Due anni di reclusione con la sospensione della pena. Anche per Francesco Tiberi, uno dei quattro protagonisti di quella sconvolgente vicenda dell'aggressione a una coppia di fidanzatini minorenni avvenuta la notte del 21 ottobre del 2018 in pieno centro a Pescara, arriva la condanna con il rito abbreviato (e dunque con la riduzione di un terzo della pena). Quella drammatica notte il branco era composto da tre diciottenni e un minorenne (del quale si occupò il tribunale per i minorenni dell'Aquila): tre ragazzi che decisero di affrontare la giustizia in maniera diversa. Megan Giannini, l'unica donna, scelse di definire la sua posizione davanti al gup con un patteggiamento e concordò una pena di 2 anni, 2 mesi e 26 giorni di reclusione.
Tiberi scelse invece il rito abbreviato, ma condizionato, come chiese il suo legale Roberto Milia, alla derubricazione del reato più pesante che era quello di rapina (perché il gruppo sottrasse la borsa alla ragazza) in furto con la successiva messa alla prova: una richiesta che venne rigettata dal gup ed è questo il motivo della sentenza arrivata soltanto oggi, proprio per il cambio del gup. Il terzo, considerato il capobranco, Filippo D'Aulisa, scelse invece il rito ordinario, rimediando così, nel luglio scorso, la pena più pesante di 4 anni e 4 mesi di reclusione, inflittagli dal collegio per rapina e lesioni personali. Il procedimento era stato istruito dal pm Anna Benigni che, grazie anche alle riprese filmate di uno dei negozi che si trova sotto i portici di via Carducci, teatro dell'assurda aggressione, riuscì a ricostruire i fatti anche con la collaborazione delle due parti offese, all'epoca minorenni. I due fidanzatini erano seduti su di una panchina quando il branco passò lì davanti a loro. Una battuta di troppo, qualche insulto da parte del capo branco, la reazione del fidanzatino e la miccia fece esplodere una aggressione violentissima. Dal filmato si vedeva la donna del gruppo intenta a picchiare la ragazzina e gli altri a prendere a calci e pugni il fidanzatino che aveva preso le sue difese. Tutto sarebbe nato da un'offesa che D'Aulisa rivolse alla ragazza: "Fai schifo, sei una tr...". La ragazza rispose: «Se ti do fastidio, non mi guardare». E' a quel punto che il capobranco mette in rilievo il suo ruolo predominante su gli altri: «Io mi chiamo Filippo D'Aulisa, e tu non mi puoi fare nulla» e poi le tira uno schiaffone al volto. Con l'intervento del fidanzatino si scatena quindi la furia del gruppo. D'Aulisa, in apertura del suo processo, consegnò alle due parti offese una lettera di scuse che era anche una chiara confessione di quanto aveva fatto, ma non servì a molto. (m.cir.)