Duemila firme per salvare la filanda

Comitato di residenti vuole trasformare l’edificio Giammaria in museo del Lavoro
PESCARA. Quella ex fabbrica di lino e cotone conserva la memoria storica di una Pescara che tanti pescaresi non conoscono. Per questo motivo, l'associazione Italia nostra e un comitato di cittadini costituito spontaneamente a sostenere la causa, non vogliono l'abbattimento della filanda Giammaria, edificio alle spalle di via Rigopiano, datato 1900.
A studiarne le caratteristiche storiche e architettoniche sono stati il professor Claudio Varagnoli e Stefano Cecamore, e difenderne il valore sono anche Maurizio Acerbo, Licio Di Biase, oltre a Mimmo Valente e a altri esponenti del Comitato. Il comitato di cittadini, con l’adesione di tutte le organizzazioni sindacali, ha raccolto oltre duemila firme per richiedere alle autorità preposte di conservare l’antico edificio alla memoria storica della comunità abruzzese, destinandolo a museo del Lavoro anche attraverso l’emanazione, da parte della Soprintendenza, di strumenti di tutela.
Il luogo si trova poco distante dall'ospedale, in un padiglione che ospita tre edifici di interesse storico-architettonico, due dei quali, il castello Giammaria e un palazzetto di proprietà del Comune, coperti dal vincolo della Sovrintendenza, e un terzo, un’antica filanda per la produzione di lino e cotone, non coperta dal vincolo, che ancora nell’ottobre 2013, era perfettamente integra sia nelle strutture murarie sia nella copertura, realizzata con tavelle di pregio. I tre edifici sono stati inseriti nel 2011 nel comparto urbanistico denominato Pue 5.13.B, e inizialmente si prevedeva la demolizione di essa nella convenzione intervenuta con la società proprietaria del comparto, la Rigel srl. Successivamente il Comune, che stava procedendo alla revisione e all’integrazione del patrimonio storico-architettonico della città, ha incluso lo stabile nell’elenco degli edifici storici e di pregio meritevoli di salvaguardia adottando un accorgimento previsto dal piano regolatore. L'edificio era però pericolante, e il sindaco a marzo scorso ne ha dichiarato in un'ordinanza la condizione di pericolosità a seguito della caduta di elementi murari dall’antico edificio, segnalata da una signora del vicino condominio.
Alla Rigel fu ordinata la messa in sicurezza dell’edificio e delle aree direttamente interessate con interventi di conservazione e demolizione degli elementi murari pericolanti. Si arriva così a pochi mesi fa, quando sul terreno venne inviata una ruspa che ne demolì una parte, poi fermata dall'intervento di cittadini della zona, che richiamarono l’attenzione di carabinieri, vigili urbani, associazioni ambientaliste e politica. Adesso, sulla questione pende la decisione di un ricorso al Tar, che vede contrapposte la parte privata e il Comune, che si esprimerà a breve. «Ritengo», è il parere di Acerbo, «che il Comune debba a questo punto attivarsi per difendere come si deve questa costruzione che è l'unico esempio che abbiamo di questo tipo a Pescara, anche cercando un accordo con l'impresa che consenta alla città di mantenere intatto questo luogo. Auspichiamo l’apertura di un confronto che induca la proprietà a rinunciare alla demolizione della filanda, per giungere piuttosto a una nuova utilizzazione del bene, da decidere in accordo con le istanze provenienti dalla cittadinanza». Quanto al progetto futuro, perché l'edificio attualmente è pericolante e così non può restare a lungo, gli architetti si esprimono solo per sommi capi: «Non siamo stati attualmente incaricati di preparare un progetto di recupero», ha precisato tempo fa Varagnoli, «ma le idee ci sono e sono tante. Verranno proposte quando sapremo che la struttura sarà salvaguardata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

