Duemila studenti in piazza per il clima: più bus e meno auto

Piazza Italia gremita da ragazzi delle scuole e dell’università «Serve un cambio di mentalità, tutti possiamo fare qualcosa»
PESCARA. «Cambiamo il sistema, non il clima». Dietro questo striscione, accompagnato da molti altri, si sono radunati ieri in piazza Italia almeno 2mila studenti pescaresi, per partecipare alla giornata mondiale per il clima promossa dalla 16enne svedese Greta Thunberg. Studenti delle superiori e dell’università in uno sciopero collettivo che ha visto la presenza anche di diversi docenti perché come sottolineato da più parti questa è una lotta che riguarda tutti, dove in ballo c'è il futuro del pianeta, come ha recitato per giorni l’hastag #fridayforfuture. La protesta è andata a braccetto con le tante proposte lanciate dagli studenti: «Tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa, anche nel nostro piccolo. Dall’utilizzo di mezzi di trasporto sostenibili alla cura della raccolta differenziata, è arrivato il momento di agire», dicono Francesca Castagna e Monica Filocamo dello scientifico Galilei. Gli fa eco il loro compagno, Giovanni Caffè: «A scuola facciamo molta teoria, adesso serve la pratica». Michele Pierangeli è uno studente lavoratore, ha vissuto a Milano e a Groningen, in Olanda, e fa tesoro di quell’esperienza: «Lì si vive in bicicletta, la si usa anche per fare 10 km. Qui da noi accade il contrario. Sento persone lamentarsi perché adesso con il cordolo in via Regina Margherita non possono parcheggiare in doppia fila. Si usa la macchina per percorrere un chilometro, andare in palestra e correre per un’ora sul tapis roulant. Mi sembra paradossale».
Matteo Zampacorta, rappresentate dell’Acerbo, con il compagno Paolo Norscia dice: «Serve una presa di coscienza collettiva, eliminare le fabbriche a carbone e dare spazio alle energie rinnovabili. Il progetto filobus sulla strada parco può essere un modello e un punto di partenza. Lo scorso anno abbiamo raccolto 2mila firme per la realizzazione di una pista ciclabile in grado di servire il nostro istituto. E tante altre per l’introduzione della raccolta differenziata».
Poi ci sono gli studenti dell’università D'Annunzio, come Giorgia Ranieri, Francesca Ricci, Martina Graziani, Francesco Paolicelli e Valentina De Nardo, divisi tra Pescara e Chieti, che partono proprio dall’inefficienza del collegamento tra le due città: «I trasporti funzionano a singhiozzo, non esistono navette. Molti di noi vivono a Pescara pur studiando a Chieti: se ognuno usa la sua auto per spostarsi ecco che l’inquinamento schizza alle stelle. Ma se la mobilità sostenibile funzionasse riusciremmo a ridurlo sensibilmente. E questo vale anche per i lavoratori pendolari». Il loro rappresentate Dario Tiberio aggiunge: «Servono dei tavoli di confronto perché ancora non si ha la reale percezione del rischio». Anche la prof Simonetta Liberatore del Galilei e il prof Paolo Zazzini della D'Annunzio appoggiano la manifestazione: «Alla conoscenza bisogna aggiungere l’azione. Serve un cambio di mentalità capace di modificare il mondo dei trasporti e la continua costruzione di edifici che impattano sull'ambiente». Su questo punto interviene Paolo Damiani, che con il megafono arringa la folla, facendo il verso alle parole del ministro dell'istruzione Marco Bussetti, il quale aveva invitato gli studenti ad entrare a scuola: «Non ci aspettavamo nulla di diverso da una persona che si è sempre mostrata chiusa. Il fatto che una ragazzina di 16 anni riesca a rendersi conto del problema, e un ministro no, la dice lunga». Poi analizza: «Guardiamo nel nostro orto: dalle estrazioni nell’Adriatico al progetto Snam a Sulmona, fino a quello su Megalò 2. Queste sono tutte bombe per il surriscaldamento climatico, di cui le generazioni future pagheranno le conseguenze».

