E 10 anni fa il caso dei due marò

5 Ottobre 2022

L’arresto di Latorre e Girone mise alla prova i rapporti diplomatici tra Italia e India

PESCARA. Si è trascinato per quasi 10 anni ed è arrivato fino al Tribunale arbitrale dell’Aja il caso dei marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Un caso che ha messo alla prova i rapporti diplomatici tra Italia e India: i due fucilieri di Marina italiani erano accusati di aver ucciso il 15 febbraio 2012 due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano al largo del Kerala, stato dell’India sud occidentale.
Il 2 luglio 2021 i giudici della Corte dell’Aja hanno riconosciuto l’immunità funzionale ai marò, rilevando che fossero impegnati in una missione per conto dello Stato italiano: i due devono essere processati in Italia. L’Italia è stata anche condannata a risarcire lo Stato indiano per la morte dei due pescatori e per i danni morali subiti dai marittimi del peschereccio.In seguito, il 15 giugno scorso, la Corte Suprema indiana ha chiuso tutti i procedimenti contro i due militari italiani a seguito del versamento di 1,1 milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni da parte dello Stato italiano.
La controversia tra Italia e India nacque nel 2012 dopo l’arresto da parte della polizia indiana dei due marò, imbarcati sulla petroliera italiana Enrica Lexie come nuclei militari di protezione: erano accusati di aver ucciso Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, due pescatori indiani. Gli italiani hanno sempre sostenuto di aver sparato solo colpi di avvertimento e di aver scambiato i pescatori per pirati.
La nave italiana fu posta in stato di fermo e i due marò arrestati con l’accusa di omicidio. Il 28 febbraio l’Italia rivendicò la propria giurisdizione sulla vicenda poiché coinvolgeva «organi dello Stato operanti nel contrasto alla pirateria sotto bandiera italiana e in acque internazionali». Nel 2013 a Girone e Latorre fu concesso un permesso di 4 settimane per tornare in Italia in occasione delle elezioni politiche ma quando il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, annunciò a nome del Governo che i fucilieri non sarebbero tornati in India scoppiò la crisi: il governo indiano, come ritorsione verso l’Italia, impedì all’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, di lasciare il Paese. Poi, i due marò tornarono in India.